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Fincantieri a Piazza Affari “Tre anni senza dividendi risorse solo per crescere”

Al via la prima privatizzazione in Borsa.

Da ieri e fino al 27 giugno (con un calendario identico all’altra Ipo, quella di Fineco) Fincantieri approderà a Palazzo Mezzanotte. A vendere è Fintecna (100% Cdp) ma solo in minima parte: il grosso dell’operazione infatti è costituita da un aumento di capitale, per portare mezzi freschi in azienda e sostenerne lo sviluppo.
Il gruppo ha tre gambe: la cantieristica, (comprensiva di navi da crociera e della parte militare), la produzione di impianti off shore e quella infine di Sistemi, componenti e servizi (quest’ultima pari al 4% del fatturato). Fincantieri ha registrato ricavi per 923 milioni di euro nel primo trimestre 2014 (878 un anno fa), ordini acquisiti nel trimestre (il valore delle nuove commesse) pari a 1,707 miliardi e un backlog ( valore residuo degli ordini ancora non completati) pari a 8,809 miliardi (che salgono a circa 16 a fine maggio compendendo anche accordi che verranno firmati a breve). Al prezzo minimo, di 0,78 euro, agli investitori vengono richiesti complessivamente 549,10 milioni (di cui 468 di aumento di capitale) mentre nel caso di prezzo massimo, un euro ad azione, dai sottoscrittori arriveranno 703,98 milioni.
«Fincantieri è pronta per iniziare un nuovo ciclo di crescita». Parola dell’amministratore delegato, Giuseppe Bono, che ha più volte sottolineato il concetto presentando l’offerta pubblica. Spiegando che sul mercato «noi saremo dei consolidatori» e che l’obiettivo – dopo l’Ipo – è di far sviluppare ancora di più Fincantieri. Per questo, ha spiegato, «ci serve un aumento di capitale che ci aiuti ad avere una struttura patrimoniale solida per le sfide poste in futuro». Insomma, un’operazione per far crescere ancora «un grande campione nazionale italiano», come ha definito il gruppo Franco Bassanini, presidente di Cdp (e dunque azionista di Fincantieri, attraverso Fintecna) in un contesto, ha ricordato, in cui di campioni nazionali ce ne sono pochi: «Siamo orgogliosi di avere tra le nostre partecipazioni quella in Fincantieri», ha continuato, spiegando che la quotazione non è stata fatta per ridurre il debito pubblico, mentre è stato privilegiato il rafforzamento del gruppo.
E siccome l’obiettivo è la crescita – e finanziare lo sviluppo assorbe risorse – Bono ha chiarito subito come si muoverà il gruppo in futuro: nel medio periodo (dunque, «almeno tre anni») non ci saranno dividendi. «Guardiamo alla creazione di valore, che dà molto più soddisfazione agli azionisti dello stesso dividendo», ha motivato l’amministratore delegato. Che punta le sue carte sul pieno utilizzo dei cantieri italiani entro la fine del 2015 (ora sono circa al 70%) e di conseguenza anche alla piena occupazione, con il rientro dalla cassa integrazione di tutti i dipendenti. Il percorso di crescita, ha aggiunto ancora Bono, parte dai «9,7 miliardi di contratti già firmati, più 6 miliardi per accordi già fatti che nei prossimi mesi speriamo di concludere», che portano appunto il valore del backlog (il valore residuo degli ordini cumulati non ancora finiti) a 16 miliardi. «Un carico di lavoro che ci consentirà una crescita del 50% nei prossimi anni».
Nel frattempo il gruppo conta di migliorare anche la redditività. Nel 2013 infatti su ricavi per 3,8 miliardi Fincantieri ha registrato un Ebitda pari a 298 milioni, con una marginalità pari al 7,8%. «Una profittabilità che non ci soddisfa», ha detto ancora il top manager, frutto in parte «di componenti negative contingenti e non strutturali».
Del resto il settore della cantieristica non è semplice («Eravamo già pronti alla quotazione nel 2006», ha ricordato Bono) e l’uscita dalla crisi non è ancora un fatto acquisito per tutti. Ma per Fincantieri il percorso è di crescita; al punto che Bassanini non ha escluso in futuro altri aumenti di capitale: «I piani di crescita di Fincantieri sono molto importanti, non si può escludere che in futuro ci sia un ulteriore aumento di capitale e un aumento della quota collocata».
Attualmente, l’azionista pubblico scenderà al massimo al 55,6% (in caso di esercizio anche della quota supplementare della greenshoe da parte dei collocatori il flottante sarà pari al 44,4%). Fin d’ora comunque, anche in previsione dei settori particolarmente sensibili in cui opera il gruppo (la marina militare) è stato messo un limite massimo al 5% al possesso azionario da parte di azionisti non pubblici. Alla forchetta di prezzo prevista, il gruppo esprime un multiplo di 17,1 volte del rapporto prezzo/utili 2013 nel caso di prezzo minimo, mentre con il prezzo massimo pari ad un euro per azione, Fincantieri “vale” in Borsa 21,9 volte gli utili per azione. A titolo indicativo il prospetto ricorda i valori di alcuni gruppi potenzialmente comparabili (nei vari settori in cui si muove Fincantieri): Boeing ad esempio ha un p/e di 22,5 volte, Rolls Royce di 14,8 volte, Babckock International di 24,9 volte e Keppel di 10,5.
A livello di capitalizzazione a Piazza Affari, in caso di sottoscrizione totale dell’aumento di capitale, il gruppo avrà un valore di Borsa compreso tra 1,842 miliardi e 1,437 miliardi di euro.
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