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Finanziamenti sul web per 110 mln

Sfiorano i 40 milioni di euro i prestiti tramite piattaforme fintech in Italia nel terzo trimestre 2017, il 136% in più rispetto al terzo trimestre del 2016; solo nei primi nove mesi del 2017 l’erogato è stato di 105 milioni e il montante complessivo (dall’avvio del mercato nel 2015) erogato da inception ha superato il 200 milioni euro. I dati sono di P2PlendingItalia.it, che precisa anche che, di questi 200 milioni, 90,9 milioni sono relativi alle quattro piattaforme operanti nel segmento prestiti personali, mentre i rimanenti 109,5 milioni si riferiscono alle quattro principali piattaforme specializzate nei prestiti alle imprese, di cui i prestiti a medio e lungo termine rappresentano 20,3 milioni di euro e l’intermediazione di fatture 89,2 milioni.

Insomma, il mercato italiano cresce velocemente, anche se i numeri sono ancora davvero molto piccoli se confrontati con altri mercati più maturi. Per esempio AltFi calcola che da inizio anno le piattaforme attive nel Regno Unito hanno erogato quasi 4 miliardi di euro e quelle attive negli Usa ben 13 miliardi, mentre l’Europa (senza il Regno Unito) si attesta a circa 1,1 miliardi.

Se si limita il calcolo ai soli prestiti alle imprese, le dimensioni relative dell’Italia diventano più interessanti: nell’Europa senza Regno Unito le piattaforme hanno erogato 437,3 milioni di euro di prestiti a medio-lungo termine e hanno intermediato 101,4 milioni di euro di fatture.

Lo scenario delle start up italiane

Sul fronte dell’equity crowdfunding, invece, i numeri sono ancora più piccoli, sebbene il settore sia stato regolato da Consob. In Italia sono 15 le startup fintech attive nei finanziamenti cosiddetti peer-to-peer (o P2P) a privati e ad aziende. Di questi 15 soggetti, cinque sono esteri, tutti attivi nel segmento prestiti (due ai privati, due alle imprese industriali e di servizi e una alle società immobiliari), mentre tra i dieci soggetti italiani due sono attivi sul segmento prestiti alle imprese, tre in quello ai privati e cinque si occupano di invoice trading (con quattro piattaforme che intermediano le fatture commerciali e una che li acquista direttamente).

La fotografia, scattata grazie al database di BeBeez, comprende startup però a livelli di sviluppo molto diversi tra loro. In particolare i soggetti esteri che sono arrivati in Italia hanno spalle in media più grandi delle startup italiane, a parte qualche eccezione. Per esempio la piattaforma francese Lendix ha incassato dagli investitori in tre round 11,2 milioni di euro e 13,5 milioni di dollari e da quando è operativa in Italia, cioè dallo scorso maggio, ha già superato quota 5,8 milioni di euro erogati, che sono andati a finanziare 20 progetti di 19 diverse pmi, con un progetto che è stato di taglia particolarmente importante: un milione di euro erogato a Copernico Torino Garibaldi, primo hub per il lavoro nel capoluogo piemontese di Copernico. In ogni caso, però, tutte quante le piattaforme sono diventate all’improvviso più attraenti per gli investitori, visto che ora pare ragionevole immaginare che anche i fondi di credito potranno fregiarsi della caratteristica di Pir compliant. Nei giorni scorsi, infatti, in una risoluzione presentata alla Commissione Finanze della Camera impegna il governo ad «allargare l’agevolazione fiscale dei Pir alle quote di fondi di credito e alle obbligazioni emesse a fronte di cartolarizzazioni di crediti erogati a piccole e medie imprese tramite piattaforme peer-to-peer specializzate, gestite peraltro da intermediari soggetti a vigilanza dalla Banca d’Italia». Una previsione, quella sul direct lending, che era chiesta a gran voce dal mercato e che pare probabile che possa essere inserita nella legge di bilancio come emendamento. In ogni caso, indipendentemente dai Pir, BorsadelCredito.it, la prima piattaforma italiana di prestiti a imprese da privati ha recente fondato Art sgr, che ha lanciato il fondo Colombo per investire nei finanziamenti in offerta sulla piattaforma. Il fondo ha target di raccolta 100 milioni, ma ha già una dotazione di 10 milioni, che sono stati sottoscritti dagli stessi soci istituzionali di BorsadelCredito che dall’inizio dell’attività ha raccolto 2,6 milioni di euro in due round da P101,Azimut Holding e GCHolding (Italmondo e Supernova Hub).

Le 5 piattaforme di invoice trading

Quanto alla compravendita di fatture commerciali, in Italia sono almeno cinque le piattaforme di invoice trading. Le due più importanti sono Credimi e Workinvoice. La prima, fondata da Ignazio Rocco di Torrepadula, di mestiere acquista (non intermedia) fatture online, le cartolarizza e poi le colloca a quattro investitori serial tenendosi un 5% sui propri libri. Credimi è una delle startup italiane più dotata di capitali, visto che ha raccolto dagli investitori privati ben 8 milioni di euro di capitale ed è un intermediario autorizzato da Banca d’Italia ex art. 106. Workinvoice è invece la prima piattaforma di intermediazione di fatture commerciali a essere stata operativa in Italia e già nel 2015 intermediava 3 milioni di euro su un totale del crowdfunding italiano di 32 milioni. Alla fine di quest’anno Workinvoice conta che avrà intermediato circa 100 milioni di euro nel complesso dall’inizio dell’operatività. In tema di fatture commerciali, è poi operativo in Italia il fondo Supply Chain di Groupama sgr. Qui di fintech non c’è la piattaforma web di interfaccia con le imprese che cedono le fatture, ma la società che si occupa del backoffice e a cui è invece appaltata la gestione amministrativa di migliaia di fatture al mese. Si tratta della startup Fifty Finance Beyond, società nata dalla partnership di Groupama am sgr con Tesi Square spa e controllata da altri soci. Fifty Finance Beyond sinora ha lavorato solo per Groupama sgr, ma a breve inizierà a commercializzare i suoi servizi anche a terzi. Infine c’è da segnalare che Banca Ifis ha lanciato di recente la piattaforma web TiAnticipo, con la quale la banca veneta acquista on line i crediti vantati dalle pmi verso la Pa, una volta che siano stati certificati dal Ministero delle Finanze.

Stefania Peveraro

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