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Finanziamenti prededucibili

Le imprese che presentano domande di concordato in bianco, o proposte di accordi di ristrutturazione del debito, possono chiedere autorizzazione in via d’urgenza al Tribunale di contrarre finanziamenti prededucibili funzionali a fronteggiare necessità urgenti per lo svolgimento dell’attività aziendale. È questa una delle principali novità contenute nel decreto legge approvato dal Governo il 23 giugno (in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), che oltre a contenere numerosi correttivi alla legge fallimentare (regio decreto n. 267/1942) prevede numerosi interventi il cui scopo è di agevolare il ricorso alla finanza aziendale nella fase di crisi d’impresa. In particolare, l’art. 1 del decreto, modificando l’art. 182-quinques della legge fallimentare, riconosce la possibilità per il debitore che presenta una domanda di ammissione al concordato preventivo c.d. «in bianco» (art. 161, comma 6, della legge fallimentare), ovvero una proposta di accordo di ristrutturazione del debito di cui all’art. 182-bis della stessa legge fallimentare, di chiedere al Tribunale in via d’urgenza la possibilità di contrarre finanziamenti prededucibili per sopperire ad esigenze aziendali legati alla continuazione dell’attività d’impresa. La domanda presentata al Tribunale deve contenere una serie di elementi, tra cui la destinazione dei finanziamenti, l’impossibilità per il debitore di acquisire le risorse necessarie con altre fonti, e il pregiudizio che si arrecherebbe all’impresa laddove tali finanziamenti non dovessero essere concessi.

Il decreto (art. 2) prevede poi l’inserimento del nuovo art. 163-bis della legge fallimentare, in cui si consente di presentare un piano di concordato che contenga al proprio interno un’offerta in denaro da parte di un soggetto già individuato avente ad oggetto l’azienda nel suo complesso, ovvero un ramo di essa, o più semplicemente alcuni specifici beni. Secondo tale norma, il commissario deve valutare la congruità dell’offerta contenuta nel piano (condizioni, corrispettivo e caratteristiche dell’offerente) e se del caso aprire una sorta di competizione tra le offerte che nel frattempo dovessero essere pervenute. Lo stesso art. 2 del decreto prevede inoltre la modifica dell’art. 163 della legge fallimentare, prevedendo la possibilità per i creditori che rappresentano almeno il 10% dei crediti risultanti dalla situazione patrimoniale depositata dal debitore, di presentare una proposta in concorrenza con quella del debitore, avente ad oggetto il concordato preventivo ed il relativo piano, purché ciò avvenga non oltre 30 giorni prima dell’adunanza dei creditori. Le proposte concorrenti, tuttavia, sono consentite solamente qualora le stesse contengano l’impegno al pagamento, sia pure in maniera dilazionata, di almeno il 40% dell’ammontare dei crediti chirografari. Si segnala anche la modifica all’art. 161, comma 1, lett. e), della legge fallimentare, relativamente alla proposta di concordato, prevedendo che la proposta deve assicurare un’utilità specifica ed economicamente valutabile a favore di ciascun creditore.

Molte sono le novità che intervengono anche in merito alla figura del curatore fallimentare, contenute nell’art. 5 del decreto, con il quale si modificano i requisiti per la nomina a curatore di cui all’art 28 della legge fallimentare. Più in particolare, a seguito di tali novità non possono essere nominati quali curatori il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado del fallito, nonché i creditori di questo e tutti coloro che hanno concorso al dissesto dell’impresa nel periodo dei cinque anni precedenti (attualmente sono due) alla dichiarazione di fallimento. Anche coloro che si trovino in conflitto di interessi con il fallimento non possono essere nominati curatori del fallimento. Sono poi aggiunte ulteriori ipotesi di esclusione alla nomina di curatore in capo a coloro che hanno svolto la funzione di commissario giudiziale relativamente alla procedura di concordato per lo stesso debitore, nonché per coloro che siano vincolati da un rapporto associativo professionale con il soggetto che ha svolto tale funzione. Si prevedono inoltre alcuni requisiti che il curatore fallimentare deve possedere in termini di struttura organizzativa e di risorse per il rispetto dei tempi per la predisposizione del programma di liquidazione di cui all’art. 104-ter della legge fallimentare da sottoporre all’approvazione del comitato dei creditori, prevedendo altresì che il mancato rispetto di tali termini costituisce causa di revoca dall’incarico.

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