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Finanziamenti e obbligazioni possono andare appaiati

Minibond e credito bancario possono convivere, in un rapporto di complementarità più che di alternativa. La pensa così Fabrizio Negri, amministratore delegato di Cerved Rating Agency, che spiega, a ItaliaOggi Sette, i dati del rapporto.

Domanda. Il bacino delle imprese italiane ha un potenziale inespresso in termini di emissioni di minibond: il doppio rispetto al numero attuale. Come mai questa reticenza?

Risposta. Non parlerei di reticenza, piuttosto di elementi strutturali del mercato italiano del credito. Il mercato dei minibond nasce nel 2012 non con una disciplina di favore, ma con un adeguamento della norma che fino ad allora rendeva complicato l’accesso al mercato dei capitali da parte delle imprese non quotate. L’offerta di credito bancario, tipicamente articolata con servizi di prossimità, è stata da sempre la prima scelta delle tesorerie aziendali. In altri termini, il rapporto tra il «direttore della filiale» e l’imprenditore si è spesso sostituito a elementi di scrutinio del credito più «oggettivi». Questo si traduce nei numeri che ci vedono esprimere come Paese circa l’11% del Pil europeo, ma con un mercato borsistico o un mercato obbligazionario per le imprese che non supera il 6%. I minibond dunque rappresentano un potenziale di crescita inespresso che li accomuna al mercato azionario o al mercato dei bond per le imprese quotate. Anche di recente le misure governative di supporto all’economia hanno privilegiato la trasmissione attraverso il canale bancario (si pensi al ricorso al Fondo Centrale di Garanzia) che suo malgrado si ritrova a essere «freno» di strumenti quali per esempio i minibond.

D. Un filone molto promettente è quello della sostenibilità: chi sono i candidati ideali per le emissioni green?

R. La sostenibilità e in particolare la finanza sostenibile sono temi fondamentali per il mercato del credito, sia oggi che in prospettiva futura. Il nostro studio ha declinato il potenziale di minibond green, pari a oltre 7 miliardi di euro, andando a selezionare le imprese sulla base della Tassonomia Ue recentemente introdotta dal Regolamento Ue 2020/852. Nello specifico, abbiamo scelto imprese con fatturati compresi tra i 5 e i 500 milioni di euro e un rating assegnato da Cerved Rating Agency in categoria Investment Grade (rischio di insolvenza contenuto). Dopo questo primo filtro abbiamo concentrato la nostra attenzione sulle imprese che operano nei settori economici cosiddetti «transitional», dove è più necessaria la transizione verso modalità operative sostenibili.

D. Un’impresa su sei a rischio fallimento: il minibond può essere un’ancora di salvezza o comunque un’alternativa all’accesso del credito bancario?

R. Parlerei forse più di complemento che di alternativa. Il sistema bancario si finanzia principalmente a breve termine e in altri mercati (per esempio quelli anglosassoni) offre credito alle imprese prevalentemente su orizzonti temporali coerenti con il finanziamento del capitale circolante. Le obbligazioni, e dunque anche i minibond, hanno tempi di rimborso dei fondi concessi (3-5 anni, che possono anche salire a 10) molto più coerenti con il finanziamento di investimenti in immobilizzazioni o di progetti strategici. Vedo dunque valore nel ricorso congiunto a entrambi gli strumenti. Nel caso del nostro studio, il mercato potenziale di nuovi minibond pari a 11 miliardi di euro è stato determinato agendo sulle sole imprese per le quali l’emissione di nuovo debito non comprometterebbe la solvibilità finanziaria.

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