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Finanziamenti dei soci all’esame certificazioni

di Luca De Stefani

I prestiti arrivano al nodo certificazione. A causa della stretta creditizia del 2009 (e del 2010), sono molte le società che hanno richiesto ai propri soci di effettuare prestiti nelle casse sociali (non imputabili a capitale o a copertura perdite), stimolandoli al versamento con la promessa del pagamento di interessi attivi. In molti casi, questi sono stati pagati ai soci nel 2010, facendo scattare la trattenuta d'acconto del 12,50 per cento. Ed entro il 28 febbraio 2011 andranno certificate le ritenute del 12,5% operate dalle società sugli interessi pagati nel 2010 ai soci non imprenditori.

Il finanziamento fruttifero

In capo al socio persona fisica (non imprenditore), gli interessi maturati sul prestito vanno ricondotti tra i redditi di capitale dati a mutuo, indicati all'articolo 44, comma 1, lettera a), del Tuir. Su questi deve essere operata, all'atto del pagamento, la ritenuta del 12,50% a titolo d'acconto.

La seguente trattenuta è del 12,5% è a titolo d'imposta, se il socio, indipendentemente che sia persona fisica o giuridica, è un soggetto non residente, salvo specifiche disposizioni delle convenzioni bilaterali; sale al 27% a titolo d'imposta, se il percettore risiede in uno dei paesi a fiscalità privilegiata; nessuna ritenuta, invece, se il socio è persona fisica o giuridica che detiene la partecipazione nell'ambito del reddito d'impresa, in quanto gli interessi sono tassati come componente positivo.

Generalmente, l'obbligo di ritenuta d'acconto sugli interessi dei capitali dati a mutuo deve essere adempiuto al momento della loro effettiva corresponsione al socio finanziatore. Sul punto, però, la Cassazione ha fornito interpretazioni contrastanti, sostenendo a volte che la ritenuta debba essere applicata indipendentemente dalla materiale erogazione degli interessi (Cassazione 20 novembre 2001, n. 14573 e 4 maggio 2001, n. 6257), altre volte che debba essere operata solo al momento della loro effettiva erogazione (Cassazione 4 aprile 1996, n. 3155 e 29 dicembre 1995, n. 13153).

Per il versamento della ritenuta tramite modello F24, entro il 16 del mese successivo al pagamento degli interessi, il codice tributo da utilizzare è il 1030 «ritenute su altri redditi di capitale diversi dai dividendi». La società deve inviare al socio la certificazione della ritenuta d'acconto, in carta libera, entro il 28 febbraio dell'anno successivo a quello del pagamento degli interessi. Non va utilizzato il modello Cupe (certificazione degli utili).

Dichiarazioni e fatture

La società che eroga gli interessi sui finanziamenti soci fruttiferi, trattenendo la relativa ritenuta, deve compilare il quadro SF del modello 770 ordinario. Per esempio, se il percettore degli interessi è un soggetto residente, non esercente attività d'impresa commerciale, nel rigo 13 va indicato il codice "A".

La persona fisica residente, che non detiene la partecipazione nell'ambito del reddito d'impresa, deve dichiarare gli interessi che percepisce nella propria dichiarazione dei redditi, utilizzando il rigo RL2, colonna 2, del modello Unico persone fisiche. Dall'Irpef lorda, va scomputata la ritenuta trattenuta dalla società e certificata dalla stessa al socio.

Gli interessi incassati da un soggetto Iva per il suo finanziamento fruttifero di interessi vanno fatturati e sono esenti da Iva, ai sensi dell'articolo 10, comma 1, n. 1), del Dpr 633/1972.

La contabilità

A differenza dei versamenti in conto capitale, il finanziamento fatto dal socio nei confronti della società, comporta per quest'ultima il sorgere di un debito, regolato dall'articolo 1813 e seguenti del Codice civile. In bilancio, quindi, non va registrato all'interno del patrimonio netto ma va imputato nella voce dello stato patrimoniale D.3, Debiti verso soci per finanziamenti. La società, infatti, ha l'obbligo di restituirlo sulla base delle condizioni e delle modalità pattuite in sede di accensione, anche se il rimborso dei finanziamenti, concessi in un momento di «eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento», deve essere «postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell'anno precedente la dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito» alla società (articolo 2467, Codice civile).

Il finanziamento può essere utilizzato dalla società anche per incrementare il capitale sociale o per coprire le perdite generate dalla gestione corrente, previa delibera dei soci e remissione del debito (articolo 1236 del Codice civile).

Raccolta di risparmio

La possibilità di raccogliere risparmio presso soci, con modalità diverse dall'emissione di strumenti finanziari, deve essere prevista dallo statuto sociale. Per le società diverse dalle cooperative e dalle società di persone, la raccolta presso i soci è possibile solo se detengono «almeno il 2 per cento del capitale sociale risultante dall'ultimo bilancio approvato» e se sono «iscritti nel libro soci da almeno tre mesi».

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