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Finanziamenti ai soci in contanti ammessi

È illegittimo presumere che i finanziamenti effettuati dai soci e rilevati in contabilità corrispondano a ricavi in nero, per il solo fatto che gli stessi siano stati eseguiti in contanti e, quindi, con metodi non tracciabili: la dimostrazione contraria dell’assunto, in capo al contribuente, si risolverebbe in una prova diabolica, non essendo possibile tracciare il contante, pur essendo lecito il suo utilizzo nei limiti prefissati dalle norme. Di più. A fronte dei suddetti finanziamenti soci, è l’Ufficio a dover provare, ancorché in via indiziaria, che gli stessi siano riconducibili a ricavi non dichiarati: altrimenti, l’accertamento si risolverebbe in un automatismo che è tipico delle presunzioni legali, quale per esempio quella relativa ai prelevamenti e versamenti su conto corrente non giustificati, realizzando un’automatica e illegittima inversione dell’onere probatorio, non prevista dalla legge. È quanto si legge nella sentenza n. 872/02/16 della Ctp di Frosinone (presidente Costantino Ferrara, Relatore Donato Isola). La vertenza prendeva le mosse dall’emissione di un avviso di accertamento, con cui l’Agenzia delle entrate intendeva ricondurre a tassazione dei finanziamenti erogati dai soci, eseguiti in contanti e senza l’assistenza di un’apposita delibera. La società ricorrente sosteneva che gli apporti fossero invece effettivi, ed eseguiti da uno dei soci con denaro finanziato dai genitori, come risultante da una scrittura privata e dalla contabilità; inoltre, eccepiva che nessuna prova era stata fornita dall’Ufficio per disconoscere i finanziamenti, né tantomeno si era ipotizzata l’inattendibilità della contabilità. L’Ufficio si era limitato a riscontrare i finanziamenti nelle scritture contabili e a chiedere alla società di dimostrarne l’effettività: in assenza di una prova «convincente», gli stessi erano stati ricondotti a tassazione. La Ctp di Frosinone ha bocciato la metodologia accertativa sotto diversi profili. Intanto, il collegio ha ricordato come per l’emissione di un accertamento induttivo sia necessario riscontrare dei presupposti che consentano di prescindere, in tutto o in parte, dalle scritture contabili. Dunque, l’onere di provare la «fittizietà» dei finanziamenti spettava in primis all’Ufficio. L’ulteriore ragionamento della Ctp ha riguardato la modalità di erogazione di tali finanziamenti, avvenuti in contanti. Atteso che il denaro contante si può utilizzare, entro certi limiti, ma non si può certo «tracciare», è illegittimo disconoscere una posta contabile pretendendo dal contribuente una prova «impossibile», cioè quella di dimostrare la tracciabilità dei finanziamenti in contanti.

Viene all’attenzione di questa Commissione il ricorso proposto dalla società [ ] rappresentata e difesa dal Dott. Agostino N.

[omissis] L’avviso di accertamento è fondato sul metodo induttivo puro, ai sensi del richiamato articolo 39, del dpr n. 600/1973, in base al quale l’Ufficio può prescindere in tutto dalle scritture contabili e presumere l’esistenza di maggiori ricavi, ancorché la presunzione sia supportata da elementi gravi, precisi e concordanti e sempre che sia in presenza di uno dei presupposti previsti dalla norma, che consentano di ricorrere a tale metodologia. (…) In sostanza, prima ancora di provare l’inattendibilità delle scritture contabili e quindi i presupposti per disconoscerle e agire in via presuntiva, l’Agenzia delle entrate parte dall’assunto che le stesse siano inattendibili e chiede direttamente la prova contraria. (…)

Infine, si aggiunge che i suddetti finanziamenti non possono essere disconosciuti per il solo fatto che siano stati eseguiti in contanti, quindi senza una precisa tracciabilità, e pretendendo dal contribuente una prova impossibile della tracciabilità stessa. In tema di operazioni in contanti, la prova può e deve necessariamente essere indiziata, non essendo consentito provare (ne quindi pretendere) la piena tracciabilità delle somme. Giova in tal senso ricordare che l’orientamento assunto da questa Commissione in una recente pronuncia, da cui non v’è motivo per discostarsi, secondo cui «non è fondata l’ipotesi dell’Ufficio per cui risultando tali somme erogate in contanti mancherebbe una correlazione certa e la tracciabilità tra l’eredità e i finanziamenti soci, poiché ragionando in questo modo risulterebbe sempre impossibile per il contribuente fornire la giustificazione per le operazioni eseguite in contanti. E quindi ogni volta che si è di fronte un’operazione in contanti, il contribuente potrebbe sempre essere sottoposto ad accertamento senza possibilità alcuna di fornire una prova contraria, considerando che il denaro contante non si può tracciare. Appare plausibile, quindi, la prova fornita dai contribuenti » (Ctp di Frosinone, sentenza n. 1043/02/15).

Alla luce delle suesposte considerazioni, la commissione accoglie il ricorso mentre ritiene che sussistano giusti motivi per la compensazione delle spese, considerando la peculiarità e la controvertibilità delle questioni trattate.

PQM La Commissione accoglie il ricorso; spese compensate.

Nicola Fuoco

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