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Finanza Vaticana, il Papa «bilancia» i poteri

Il principio della «divisione dei poteri» è salvo. Nella struttura delle finanze vaticane la Segreteria per l’Economia, dicastero nato un anno fa con l’idea che diventasse un «super-ministero delle finanze» avrà poteri di controllo e gestione ordinaria sul funzionamento della Santa Sede, ma non avrà la gestione del patrimonio, né quello immobiliare né quello finanziario. Ieri sono stati pubblicati i nuovi statuti dei tre organismi nati un anno fa – il Consiglio per l’Economia, la Segreteria per l’Economia e il Revisore Generale – firmati da Papa Francesco pochi giorni fa e in vigore dal primo marzo, dai quali emergono molte novità rispetto a quanto previsto (e in parte deciso) il luglio scorso, quando appariva chiaro che la Segreteria, guidata dal prefetto cardinale George Pell, avrebbe concentrato su di sé la gran parte dei poteri sulle finanze, sia nel controllo che nelle gestione. Ma questo non avverrà: il Papa ha tenuto conto dei suggerimenti – da lui richiesti – del Pontificio Consiglio dei Testi Legislativi, guidato dal cardinale Francesco Coccopalmerio, che ha riscritto parte dei contenuti, tanto che lo stesso Pell di recente ha fatto interviste con l’evidente scopo di frenare il nuovo corso. Ma ormai il Papa aveva deciso. Anzitutto, contrariamente a quanto previsto a luglio 2014, non avverrà il trasferimento alla Segreteria della sezione «ordinaria» dell’Apsa, quella competente sugli immobili. Quindi il dicastero del Patrimonio resterà integro (l’altra sezione è quella straordinaria del portafoglio finanziario) anche se perderà alcune competenze, specie sugli acquisti per i Sacri Palazzi. La Segreteria per l’Economia avrà due sezioni, con a capo ciascuna un Prelato (uno dei due è Generale, quindi vice del cardinale): la prima sezione per il controllo e la vigilanza e la sezione amministrativa. Le due sezioni avranno competenze per il budget annuale, la gestione delle risorse umane (ma a quanto pare non per il Governatorato, dicastero che sovrintende alla funzione dello “stato”, dove rimangano le competenze della Segreteria di Stato, che su tutto ha comunque una collaborazione), gli acquisti, il nulla-osta sulle vendite di immobili in base a criteri ancora di redigere, la redazione di un rapporto annuale. Una serie di competenze, quindi, che non comprendono né gli immobili né gli asset finanziari. Infatti, era prevista dentro la Segreteria la nascita del “Vam”, Vatican Asset Management, una sorta di «super private bank» dotata di ampi poteri di gestione accentrata di tutti i portafogli finanziari sparpagliati tra i vari dicasteri, dal Governatorato a Propaganda Fide. Il “Vam” avrebbe dovuto essere affidato alla guida di Jean Baptiste de Franssu, presidente dello Ior, considerato molto vicino a Pell, come l’economista maltese Joseph Zahra, vice del Consiglio per l’Economia. La cancellazione del Vam riporta al centro del dibattuto la riforma dello Ior, che il Papa vuole ricondurre alla funzione originaria di assistenza alle opere di religione, cancellando l’idea tuttora ben radicata – come alcuni casi recenti sembrerebbero avvalorare – che possa agire come banca d’affari sganciata da qualsiasi logica «di carità». Arrivano le regole per il Revisore Generale, organismo «autonomo e indipendente» che passerà al setaccio i bilanci e gli atti della Santa Sede, collaborando con l’Aif. La novità è che l’ufficio sarà composto da un Revisore, coadiuvato da due revisori aggiunti: a questa ultima previsione Pell si sarebbe opposto. Infine il Consiglio per l’Economia, presieduto dal cardinale tedesco Reinhard Marx, vede confermate le proprie competenze in materia di indirizzo, ma anche di ruolo attivo nel promuovere revisioni specifiche senza è passare per la Segreteria, andando direttamente a richiedere al Revisore. Gli statuti firmati dal Papa sono la conclusione di un processo andato avanti per mesi, e che ha visto riemergere dei contrasti dentro i Sacri Palazzi, dove erano cresciuti progressivamente dei dubbi sull’eccessivo potere che, in nome di un processo di rinnovamento, si stava concentrando nelle mani di Pell, come ha rivelato pochi giorni fa Vatican Insider. L’insofferenza verso il porporato (definito dal Papa «un ranger») era scoppiata quando in una intervista al Catholic Herald aveva parlato di soldi «nascosti» nelle pieghe del Vaticano, affermazione che aveva determinato addirittura una precisazione della sala stampa.

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