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Finanza sostenibile, l’Europa lancia l’operazione trasparenza

Dopo un negoziato relativamente rapido, Parlamento, Consiglio e Commissione hanno trovato ieri qui a Bruxelles un accordo su una riforma regolamentare che imporrà a chi propone investimenti finanziari di precisare la sostenibilità ambientale e sociale degli stessi strumenti venduti sul mercato. Il tentativo è di introdurre maggiore trasparenza e responsabilità sulla scia dei nuovi obiettivi ecologici che l’Unione si è data, anche nel quadro dell’Accordo di Parigi del 2015.
«L’Unione europea è pienamente impegnata nel rispettare l’Accordo di Parigi e nel guidare la lotta a livello globale contro il cambiamento climatico – ha spiegato il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis –. Con questa intesa facciamo sì che anche il sistema finanziario si impegni in questa direzione. Le nuove regole permetteranno a investitori e consumatori di prendere decisioni informate in modo che il loro denaro venga utilizzato in modo più responsabile».
Ha aggiunto il ministro delle Finanze rumeno, Eugen Teodorovici che in questi sei mesi presiede il Consiglio Ecofin: «Ridirigere denaro verso progetti più ecologici, più puliti, più sostenibili richiede una maggiore consapevolezza di tutti i partecipanti sull’impatto di lungo termine delle loro decisioni d’investimento. In questo contesto, l’Unione europea vuole dotarsi di un quadro trasparente per assicurare che gli investitori siano informati dell’impatto sociale e ambientale del loro investimento».
I tre pilastri
Il nuovo regolamento si basa su tre pilastri. Prima di tutto proibisce o elimina le forme di «marketing» ecologico a tappeto senza fondamenta o non comprovate (greenwashing, in inglese). In secondo luogo, le regole di pubblicazione della sostenibilità ambientale e sociale di singoli strumenti finanziari saranno applicate da tutti gli operatori di mercato e monitorate nello stesso modo dalle tre autorità europee di sorveglianza finanziaria che garantiranno una ulteriore armonizzazione a livello comunitario.
Infine, il regolamento riguarda i seguenti strumenti finanziari: fondi d’investimento, prodotti d’investimento basati sui contratti d’assicurazione, schemi pensionistici privati, gestione di portafogli individuali, contratti di consulenza di assicurazione e di investimento. Chi propone l’investimento dovrà precisare come sono stati valutati i rischi ambientali e sociali, quale potrebbe essere l’impatto sulla redditività del prodotto finanziario, e nel caso come il prodotto possa contribuire alla sostenibilità.
L’iter di approvazione
L’accordo di ieri, che ora dovrà essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento in seduta plenaria, fa parte di un pacchetto di misure per garantire una maggiore responsabilità ambientale anche in campo finanziario. Oltre alla riforma approvata ieri e a quella varata a fine febbraio sui nuovi indici per meglio valutare la sostenibilità di un investimento, le istituzioni comunitarie stanno negoziando una intesa su una nuova classificazione degli investimenti ecologici.
In un rapporto dell’anno scorso, un gruppo di esperti aveva proposto una riduzione dei requisiti patrimoniali nel caso di obbligazioni ecologiche, avvertendo tuttavia del rischio di creare eventualmente bolle speculative (si veda Il Sole 24 Ore del 1° febbraio 2018). Dello stesso avviso si è detto ai tempi il vice presidente Dombrovskis. Lavoro tecnico è ancora in corso. Esperti del settore dovrebbero trasmettere le loro raccomandazioni alla Commissione europea in giugno.

Beda Romano

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