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Finanza responsabile. Si mette in gioco anche il non profit

Diverse settimane prima che il nuovo premier Mario Draghi annunciasse che quello da lui appena formato sarebbe stato un «governo ambientalista» — con tanto di ministero alla Transizione ecologica — il Forum per la Finanza sostenibile aveva indirizzato al suo predecessore Giuseppe Conte una lettera per chiedere di «orientare una porzione consistente delle risorse del Next Generation Eu in direzione di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, secondo una prospettiva di giusta transizione e di equità e inclusione sociale». Tradotto: finanza sempre più responsabile e sostenibile a sostegno di un Terzo settore più innovativo e competitivo, Terzo settore sempre più digitale e «dentro» l’economia reale per trainare anche la finanza verso il bene comune. Perché l’economia e la finanza di domani saranno così oppure non saranno: questo il tema al quale è stato deciso di dedicare un intero numero speciale di Buone Notizie, il settimanale del Corriere della Sera in edicola domani come ogni martedì gratis con il quotidiano.

Gli spunti nascono sia dalle (tante) realtà già in atto secondo questo schema sia da quello che, ovviamente, su questo schema ancora c’è da fare. Della prima categoria fanno parte per esempio le numerose possibilità di investimento già operative, sotto forma di bond, capaci allo stesso tempo di generare un «giusto ritorno» per i sottoscrittori ma anche di garantire una istruzione a 300 mila ragazze indiane, o di dare una casa con lo strumento dell’housing sociale. E poi c’è tutto il mondo dell’impact investing, più sviluppato all’estero ma da noi in grande fermento. Sempre al campo delle esperienze già realizzate appartiene ancora a titolo di esempio quella dei Cantieri ViceVersa, la cui terza edizione si appresta a partire in marzo: laboratori che per iniziativa comune dei due Forum della Finanza sostenibile e del Terzo settore stanno facendo dialogare decine di realtà del sociale e del mondo finanziario.

Eccezioni? Mica tanto se si pensa che Larry Flink, l’uomo al vertice dei fondi Blackrock e quindi dei maggiori investitori del mondo, da tempo ha deciso di chiudere il rubinetto dei soldi alle imprese «che non adottano principi di sostenibilità e non destinano parte dei loro investimenti al green».

Giorgio Righetti, direttore generale di Acri, nel suo corsivo sul Bn di domani lo scrive molto chiaramente: «Quello che sembrava quasi il “vezzo culturale” di pochi pionieri è divenuto interesse generale. Oggi la sostenibilità è un concetto acquisito, non più ignorabile». Per l’economista Leonardo Becchetti è «una rivoluzione copernicana dove il profitto finanziario diventa un vincolo e non un obiettivo da massimizzare».

L’altro percorso importante riguarda la comunicazione: far sapere che questa cosa non solo si può fare ma si fa, e che funziona. È il contesto della campagna «Adotta una buona pratica» promossa da Social Value con l’agenzia Amapola sulle collaborazioni già attive tra profit e non profit: «Per la ripresa — sintetizza Maria Elena Vivaldi di Social Value — servono partnership solide e buoni esempi».

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