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Finanza L’austerity è finita, si rivedono i bonus

È finita l’austerity per le banche globali. Dopo il collasso di Lehman Brothers, avvenuto nel 2008, l’industria finanziaria aveva ridotto sensibilmente i salari dei propri dipendenti, ma ora il vento è cambiato. Bank of America-Merrill Lynch, Barclays, Credit Suisse e Deutsche Bank sono solo alcune delle banche che stanno rivedendo, o hanno già rivisto, gli stipendi elargiti, soprattutto per le posizioni più basse e intermedie. Colpa di un settore che sta tornando a essere sempre più competitivo, ma anche dell’enorme mole di liquidità esistente sui mercati finanziari. 
Piramide
La girandola dei salari è iniziata a fine 2014, quando due big dell’investment ranking statunitense hanno deciso di aumentare la portata dei loro emolumenti. Goldman Sachs e JP Morgan hanno infatti optato per un incremento, in media, del 20% dei propri salari, sia per la fascia d’entrata sia per quella intermedia. Tre le macro-categorie coinvolte in questa operazione: analisti, «associate» e vice presidenti. Si parte quindi da un minimo di 50mila dollari l’anno, fino ad arrivare agli stipendi del top management, prossimi al milione di dollari, considerando anche la parte variabile. Al vertice, nel caso di Goldman Sachs, troviamo l’amministratore delegato Lloyd Blankfein, i cui emolumenti nel 2013, ultimo dato disponibile, hanno toccato quota 23 milioni di dollari, tre milioni in più del suo corrispettivo in JP Morgan, James Dimon. E per il 2014, spiegano fonti bancarie, le cifre saranno ancora più elevate.
Dopo le banche statunitensi, è stata la volta di quelle europee, che notoriamente hanno una retribuzione inferiore. Barclays ha deciso di alzare la compensazione dei suoi dipendenti delle fasce più basse del 40% su basse annua, in base anche all’esperienza precedente.
Fidelizzare
«È un modo per evitare che la gente vada via dopo un anno o poco più, perché pagata meglio da un’altra banca», spiega una fonte interna, distaccata a Londra. Fidelizzare secondo bonus e incentivi è quindi tornata a essere la regola. Infatti, come ha riportato Bloomberg, anche la francese Bnp Paribas sta pensando di fare lo stesso, incrementando del 10% gli emolumenti delle figure junior della divisione Corporate finance di Parigi. In questo caso, la competizione maggiore sarebbe con l’altra grande banca transalpina, Société Générale, che negli ultimi sei anni è risultata essere la più generosa con i suoi dipendenti. Analoga la situazione in Deutsche Bank, dove si sta rivedendo il monte-paghe per le figure junior.
Dopo inglesi, francesi e tedesche, si aspetta che arrivi il turno delle svizzere Ubs e Credit Suisse. Come ha sottolineato il Financial Times, però, il Credit Suisse ha già innalzato, nel silenzio generale, la retribuzione della propria forza lavoro, con un focus per i giovani talenti, che hanno visto il proprio stipendio aumentare del 20% negli ultimi anni. Di contro, Ubs starebbe pensando di fare lo stesso, in modo da blindare le figure più basse e garantirsi una continuità sia nella ricerca economica sia nel private banking.
Due le ragioni di questa scelta. La prima è quella più esplicita. Per contrastare la fuga dei talenti migliori, le banche d’investimento hanno deciso di fornire più incentivi sotto forma salariale.
Come fa notare il sito specializzato eFinancialCareers, che monitora periodicamente l’andamento degli stipendi nel mondo bancario, «il trend è ormai consolidato, perché il reclutamento dalle migliori università continua e la competizione è serrata». È per questo che è partita la corsa al rialzo dei salari, che nel caso della City londinese è più marcato che altrove. Secondo le stime di Emolument, sito focalizzato su questo mercato, per il 2015 è previsto un aumento del 25% nelle retribuzioni dei banchieri londinesi. «Un giovane neolaureato, appena assunto come junior analyst, potrebbe prendere fino a 60mila sterline l’anno (circa 81mila euro, ndr)», segnala Emolument.
L’effetto mercato
E poi c’è la seconda ragione, più legata all’andamento della liquidità sui mercati finanziari. Il lancio dei tre round di Quantitative easing (Qe) da parte della Federal Reserve ha prodotto, da un lato, una rivitalizzazione dell’economia statunitense e, dall’altro, un’allocazione delle risorse distorta.
Gli investitori hanno scommesso sul mercato azionario, vincendo. Dopo anni di fuga dalle banche americane a causa della crisi subprime, il sorriso è ricomparso sui volti dei loro dipendenti quando sono tornati i flussi di capitale degli azionisti. E con essi, sono riapparsi bonus milionari, aumenti dei salari e incentivi. Come prima, più di prima.
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