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Finanza. La doppia vita del maratoneta Salvatori

«All’Italia, noi, crediamo molto». Un «noi» che vale doppio. Lo ha sottolineato in veste di presidente di Allianz Italia quando, pochi giorni fa, la compagnia tedesca ha concluso l’acquisto di asset per 1,1 miliardi da UnipolSai. E lo ripete da presidente di Lazard Italia quando si parla del ruolo di advisor della maison per le Poste in via di privatizzazione. A Carlo Salvatori, 72 anni, la «doppia vita» di assicuratore e banchiere d’affari, che pur offrendo un’agenda già intensa non gli impedisce di partecipare ai board dell’Università Cattolica, offre senza dubbio l’occasione di far tesoro delle esperienze e delle relazioni coltivate nella sua lunga e ricca carriera nei due settori della finanza.
Allo sportello
In banca, si può dire, c’è nato. Dopo aver fatto la spola fra la «sua» Sora, vicino a Frosinone e Roma per laurearsi in Economia, nonostante le preghiere del padre interrompe per un periodo gli studi quando lo chiamano in Bnl. Si trasferisce a Bologna (il destino ha già allora voluto così) e da qui inizia un lungo girovagare nella rete dell’istituto in Italia e all’estero. Nel ’73 è vicedirettore di filiale a Parma. La città gli piace a tal punto da lasciare la Banca nazionale del lavoro per la Cassa di risparmio della città farnese. Ma, per un gioco di ritorni che lo vedrà protagonista anche successivamente, Nerio Nesi lo richiama in Bnl. A Roma, però. Probabilmente facendo leva su una sua vocazione (per hobby «praticato») e una passione (per tifo) sarà lo stesso Nesi a proporgli di partecipare come uomo della finanza al pool per i mondiali di calcio del ’90. E a segnalarlo a Giovanni Bazoli. Salvatori è stato protagonista dello sviluppo «aggregante» della banca. Entra così in Ambroveneto dove si occupa per una decina d’anni, con una «parentesi» dal ’96 al ’98 in Cariplo, delle sette aggregazioni che hanno portato a Intesa. Conclusa l’unione con Comit il comando viene affidato a Christian Merle e lui esce. Quindi, dopo una breve esperienza in Banca di Roma, nel 2002 sostituisce Francesco Cesarini alla presidenza Unicredito. Istituto che, con Alessandro Profumo, accompagna al primo matrimonio crossborder con la tedesca Hvb. Proprio in occasione delle nozze fa un passo indietro per favorire l’integrazione: la presidenza passa al tedesco Dieter Rampl.
Il salto
Il passo successivo è una sorpresa per la comunità finanziaria: con una scelta di discontinuità politica, storica e anche tecnica, Unipol, la compagnia di assicurazioni della Lega delle cooperative, sceglie il banchiere cattolico centrista-progressista per tagliare i ponti con il passato, cioè con l’era spericolata, trasversale e ultra finanziaria di Giovanni Consorte. Esperienza che ora Salvatori riassume così: «Un periodo, importante, di passaggio per il gruppo: quattro anni nei quali Carlo Cimbri ha condiviso con me tutte le azioni rivolte a riportare Unipol al centro del sistema». Passo che si compie, ripristinato effettivamente il posizionamento del gruppo di via Stalingrado e uscito Salvatori per «missione compiuta», cogliendo forse la sola opportunità rimasta sul mercato italiano per un grande matrimonio nel settore assicurativo: l’unione con la Fonsai che i Ligresti avevano portato sull’orlo del collasso.
Nel frattempo per Salvatori (che mentre era in Unipol ha detto no a una candidatura in Bpm) si aprono in Italia le strade di Lazard e Allianz. In entrambi i casi con il ruolo di presidente senza deleghe operative ma forte appunto del tesoro accumulato di esperienze e relazioni. Nella filiale italiana della maison fondata nel 1848 negli Stati uniti dai tre fratelli francesi Lazard, lavora in sintonia con l’amministratore delegato Marco Samaja. E Lazard, che per tradizione offre consulenza ma non finanziamenti, è in questi anni advisor in diverse operazioni: per citare le più note è in «pista» con le Poste per l’esordio sul mercato ed è consulente di Cdp, affianca la Fondazione Montepaschi e Sorgenia nei periodi complicati che stanno attraversando, ha curato il collocamento di Moncler, la vendita del 20% di Versace a Blackstone, il passaggio dell’Inter da Massimo Moratti (con il quale Salvatori, super-interista, ha stretti contatti da sempre) all’indonesiano Erick Thohir, la ristrutturazione di Prelios. E ora si parla di un ruolo anche nella possibile cessione del Milan: la famiglia Berlusconi smentisce qualsiasi volontà di vendere ma sul mercato, nell’ipotesi che resta accreditata di future scelte in relazione alla squadra, si continua a pensare per l’advisory a chi ha già «suggerito» sui nerazzurri.
Sguardo tedesco
Sull’altro versante, riguardo al «colpo» messo a segno da Allianz Italia con UnipolSai, è facile immaginare che abbiano in un certo qual modo giocato a favore i rapporti consolidati fra Cimbri e Salvatori. Quest’ultimo però sottolinea il ruolo dell’amministratore delegato di Allianz Italia Klaus-Peter Roehler e ne ricorda le parole: «È una conferma ulteriore del fatto che Allianz crede fortemente nell’attrattività del mercato italiano». In effetti l’operazione ha portato benefici a entrambe le controparti. Ha consentito a UnipolSai di mettersi in regola con gli impegni Antitrust per l’ok alla fusione con Fonsai. Per Allianz Italia l’acquisizione di premi per 1,1 miliardi, asset che comprendono 500 dipendenti, 730 agenzie e 1,5 milioni di clienti (pagati 440 milioni) ha significato cogliere un’opportunità per certi versi irripetibile oggi nel nostro mercato: la compagnia si è così rafforzata in modo consistente in un periodo di crescente concorrenza grazie alla costituzione di UnipolSai, alla ristrutturazione di Generali Italia e alla privatizzazione di Poste (fra i leader nelle polizze vita).
Salvatori non smette mai di correre, insomma (d’altra parte la rivista Correre gli aveva dedicato anni fa una copertina). E non commenta nemmeno le voci che lo indicano ora in Mps e ora allo Ior. La sua attuale «doppia vita» gli va benissimo. Una battuta invece la spende sulla etichetta di «Renziano» della prima ora, guadagnata partecipando alla «famosa» cena raccogli-fondi organizzata nell’ottobre 2012 da Davide Serra. «La politica la rispetto, ma non interferisco. Dico quel che penso da cittadino: credo che l’Italia abbia bisogno di una persona con le sue capacità».

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