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Finanza e alleanze, la doppia mossa di Elkann e Marchionne

Muove John Elkann con Exor. Muove Sergio Marchionne con Fiat Chrysler Automobiles. Il primo potrebbe annunciare (già oggi?) la vendita di Cushman & Wakefield e approvare (domani, nel consiglio convocato per i conti del primo trimestre) una qualche forma di rilancio dell’offerta per PartnerRe. 
Il secondo, sempre più convinto che un nuovo giro di consolidamento dell’industria automobilistica mondiale sia necessario e inevitabile, aumenta il pressing sui riluttanti colleghi alla guida degli altri colossi (General Motors in primis). Loro, forti delle maggiori dimensioni, dicono di poter fare da soli? Bene. La risposta del leader Fca è un tour in California.
Ha incontrato Tim Cook, il numero uno di Apple, che sta studiando l’integrazione iPhone-auto e una vettura elettrica che «si guida da sola». Già che c’era, su una «self driving car» ci è salito: è Google che ci sta lavorando, da pioniere, ed è suo il prototipo che Marchionne ha provato. Per completare il quadro, dopo Cook ha visto Elon Musk: se per il gruppo della Mela l’elettrico è un possibile progetto, il fondatore e big boss di Tesla è già leader. I tre fatti, poi, non sono rimasti segreti.
E qualcosa vorrà dire, se a farli sapere è stato lo stesso Marchionne. L’ha apparentemente buttata lì, durante l’inaugurazione di una concessionaria Maserati vicino a Toronto. Ma il suo «sono tremendamente impressionato da ciò che hanno fatto quei ragazzi» è un chiarissimo messaggio ai possibili partner che Fiat Chrysler corteggia e dai quali, finora, sono arrivati solo «no». È come dire agli altri big, a partire da Gm e Ford (con cui il numero uno di Fca ha ammesso «contatti in passato, senza però risultati»): continuate pure in solitaria, se siete convinti di potervelo permettere, noi per l’auto del futuro ci posizioneremo con chi nel futuro c’è già.
È ancora soltanto tattica, probabilmente. Perché è vero, anche per gli analisti, quello che Marchionne ha ripetuto a Toronto: il consolidamento è nelle cose, «e non ho trovato nessuno che mi abbia detto che non è così. Potrei darvi una lista di motivi per essere spaventati, ma veniamo pagati per guidare ed essere autonomi nelle decisioni, non per seguire le volontà di altri». È vero pure, allo stesso tempo, che tra i big Fca è al momento il gruppo che ha maggior bisogno — in vista dei massicci investimenti cui il settore sarà sempre più chiamato — di crescere in dimensioni. Ed è vero, infine, che la partita è tutta da giocare.
Chi, invece, almeno uno dei grandi deal aperti lo sta chiudendo è l’azionista di maggioranza di Fiat Chrysler. L’attivismo di Elkann, con un’Exor pienamente impegnata a sostenere lo sviluppo dell’auto e altrettanto determinata a diversificare il proprio portafoglio, non è inferiore a quello di Marchionne. Ha messo in vendita, a inizio anno, Cushman & Wakefield: e il dossier, nonostante i no comment, potrebbe essere chiuso oggi con Tpg Capital, per una cifra che dovrebbe portare nelle già ricche casse della holding 2 miliardi di dollari.
Ha lanciato, meno di un mese fa, un’offerta per PartnerRe: e se la scorsa settimana il board del colosso riassicurativo l’ha respinta, a dispetto della migliore offerta (6,4 miliardi di dollari cash), Torino starebbe studiando il modo di restare in gioco e non lasciare che all’assemblea PartnerRe venga portata solo la fusione con Axis. Un rilancio, insomma. In quali forme, nel caso, lo deciderà il consiglio che domani approverà la trimestrale .
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