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Finanza a tempo per l’impresa in crisi

Gestazione assai difficile per il decreto legge sulla giustizia civile approvato dal Consiglio dei ministri di martedì sera. Il testo è ancora sottoposto a ritocchi e modifiche prima della firma del Capo dello Stato e della presentazione in «Gazzetta». E a esserne coinvolti sono punti non proprio marginali. Tra questi, la percentuale di soddisfazione dei creditori chirografari nel piano di concordato preventivo del debitore per potere dare spazio a proposte alternative. A un irrealistico 40%, peraltro tuttora previsto dalla bozza di decreto che ancora ieri circolava, si confronta un 25% inserito nel comunicato di Palazzo Chigi post Consiglio dei ministri. 
E in discussione c’è anche la possibilità che la richiesta di afflusso di finanza all’impresa in crisi possa riguardare anche la conservazione di linee di credito autoliquidanti già in essere al momento della proposizione della domanda. Una delle norme queste che più fa cartina di tornasole del provvedimento tutto. Perché, se da una parte il Governo sottolinea che «il Tribunale può autorizzare finanziamenti interinali anche nel caso di concordato in bianco e in via d’urgenza anche senza attestazione di un professionista, sentiti i creditori principali» aumentando in questo modo le possibilità di riuscita di piani di risanamento dell’impresa in crisi, dall’altra c’è chi puntualizza che, prevedendo una conseguente estensione dell’area della prededucibilità, si fa un nuovo favore alle banche in un provvedimento tutt’altro che maligno nei loro confronti, peraltro.
In ogni caso, il decreto apre la strada alla richiesta al tribunale da parte dell’imprenditore di potere contrarre finanziamenti, prededucibili appunto, funzionali a necessità urgenti per l’esercizio dell’attività aziendale. L’imprenditore deve avere presentato una domanda di ammissione al concordato preventivo, anche con la formula “in bianco”, e cioè in assenza di un piano, o una domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti.
La domanda presentata per ricorso deve specificare la destinazione dei finanziamenti, l’impossibilità di reperire in altro modo i finanziamenti e la dichiarazione che, in assenza dei finanziamenti, il danno per l’impresa sarebbe grave e irreparabile. Non si tratta però di finanziamenti a tempo indeterminato, visto che il decreto si premura di precisare che questi sono concessi solo per traghettare l’impresa verso la realizzazione del piano di concordato o di ristrutturazione del debito.
Il tribunale decide in tempi rapidi, entro 10 giorni dalla domanda di autorizzazione, dopo avere assunto informazioni sommarie sul piano e sulle proposte in corso di elaborazione. Se nominato deve essere ascoltato il commissario giudiziale, mentre è possibile, ma non vincolante, l’ascolto dei creditori.

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