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“Finalmente abbiamo voltato pagina con il Jobs Act nuova occupazione”

«Finalmente si riparte», dice Roberto Zuccato, vicentino, presidente e amministratore delegato dell’Ares Line fabbrica di sedie per ufficio, 14 milioni di fatturato nel 2014, 60 per cento realizzato all’estero, oltre 50 dipendenti, con prospettive di crescita nel 2015. Zuccato è anche presidente della Confindustria del Veneto (12 mila imprese con circa 350 mila lavoratori) e sostiene che nel nord est la ripresa è ormai arrivata.

In concreto cosa sta accadendo?
«Se fosse stato per l’export il nostro Pil sarebbe già positivo. È che finora i dati positivi provenienti dai mercati esteri sono stati compensati in negativo dalla caduta del mercato interno. Le cose stanno cambiando, i consumi si stanno stabilizzando e sta tornando la fiducia».
Le aziende venete hanno ripreso ad assumere?
«Il Jobs Act insieme agli sgravi contributivi per le nuove assunzioni previsti dalla legge di Stabilità stanno aprendo una nuova fase: la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, con i contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, permetterà ai nostri collaboratori di ottenere il mutuo per l’acquisto della casa, i finanziamenti per comprare l’auto o gli elettrodomestici. Siamo vicini a una svolta, all’avvio di un circolo virtuoso nell’economia».
Il nord est in genere anticipa le inversioni del ciclo economico. Qual è il cambiamento più significativo che si è realizzato?
«Nell’export abbiamo lasciato le produzioni a basso valore aggiunto ad altri paesi e abbiamo puntato sui prodotti ad alto valore tecnologico. È stata una trasformazione nel nostro modello produttivo che ci ha permesso di conquistare i nuovi mercati emergenti con prodotti eccezionali».
È il nuovo Made in Italy?
«Io preferisco definirlo il nuovo manifatturiero. L’Italia ha un potenziale industriale tra i primi al mondo. Dobbiamo lasciare le produzioni più povere ai paesi che hanno un costo del lavoro per noi inavvicinabile, e spostarci sulle produzioni di qualità».
Questo, però, richiede che gli imprenditori investano in innovazione e anche sul capitale umano. Non è esattamente quello che ha fatto buona parte della classe imprenditoriale italiana.
«L’ha fatto chi si è spostato sui nuovi mercati, andando ad intercettare la domanda di milioni di nuovi consumatori che da poveri si sono trasformati in ceto medio e che sono attratti dai nostri prodotti. In ogni caso il nostro futuro industriale sarà imperniato sulle persone, sulla qualità del capitale umano. Io sto insistendo, per quel che riguarda la mia regione, per dar vita a un Politecnico del Veneto».
Tutto questo però vale per le imprese orientate all’export. Quelle che hanno solo il mercato domestico sono spacciate?
«Se torna la fiducia, come penso, recuperiamo anche le imprese lontane dalla catena del valore che va all’estero. Nelle prossime settimane mi aspetto una fiammata nelle assunzioni a tempo indeterminato. Se queste, come ho già detto, rimetteranno in moto la domanda interna, anche per le aziende legate al mercato domestico potrà cambiare la prospettiva. La riduzione del prezzo del petrolio, il cambio favorevole con il dollaro, il quantitative easing della Bce hanno modificato il contesto in termini positivi. Così può ripartire anche la domanda interna».
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