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«Filtro» sui giudici di pace

Ultime battute prima della piena attuazione della nuova mappa dei giudici di pace. La riforma della geografia giudiziaria prevedeva la soppressione di 667 uffici (su 848) ma lasciava aperta la porta a quegli enti locali che si fossero impegnati ad accollarsi le spese di mantenimento del presidio giudiziario operante nel proprio territorio. Sono arrivate 297 istanze e ne sono state accolte dal ministero della Giustizia 285. Ieri, quindi, il guardasigilli Andrea Orlando ha firmato il relativo decreto di mantenimento. «Dopo un’articolata istruttoria – ha spiegato il ministro – si è introdotta un’innovativa modalità di funzionamento degli uffici del giudice di pace con un coinvolgimento diretto nella gestione del servizio giustizia da parte dei comuni interessati, che si faranno carico di reperire il personale di cancelleria e i necessari investimenti economici».
Da Bressanone a Monopoli, da Pisticci a Bra, la sorte dei 285 uffici redivivi è ora legata ora a una serie di adempimenti, i cui tempi sono scanditi dal decreto 156 del 2012. Entro 15 giorni dalla pubblicazione del decreto firmato ieri, tutti gli uffici soppressi per i quali non è stata presentata istanza di mantenimento, saranno definitivamente soppressi, fatto salvo il periodo transitorio di sei mesi al massimo per consentire il passaggio delle udienze all’ufficio accorpante.
Il secondo termine, che scade dopo 15 giorni dall’entrata in vigore del decreto, è quello entro il quale gli enti locali che hanno visto accogliere l’istanza di mantenimento possono revocarla.
Infine, il terzo termine scade 60 giorni dopo l’entrata in vigore del decreto ed è un termine di decadenza: gli enti locali che hanno ottenuto il mantenimento degli uffici dovranno dare concretezza agli impegni assunti, indicando quale personale vogliono utilizzare nonché le risorse disponibili, in particolare gli immobili da mettere a disposizione per l’attività del giudice di pace. Se il termine non sarà rispettato, l’ufficio verrà depennato dall’elenzo di quelli mantenuti in vita.
Si può prevedere, dunque, che fra circa tre mesi il quadro sarà definito. Nei quattro mesi successivi il Ministero dovrà, attraverso le competenti Direzioni generali, garantire l’attuazione della riforma sul fronte della formazione del personale, della redistribuzione sul territorio delle risorse recuperate, dell’informatizzazione degli uffici.
In sostanza, al momento restano in vita 466 uffici del giudice di pace, di cui 181 totalmente a carico del ministero della Giustizia e 285, invece, a carico dei Comuni. Il ripristino di questi ultimi, quindi non è una marcia indietro del governo anche se non si placano le spinte politiche a ridimensionare la riforma della geografia giudiziaria sia su questo versante sia su quello delle sezioni distaccate e dei Tribunalini. Per eventuali «correzioni», in quest’ultimo caso, c’è tempo fino a settembre e Orlando ha rinviato ogni decisione all’esito di un monitoraggio in corso al ministero. Ma è probabile che l’offensiva sarà forte, anche perché Orlando non ha mai nascosto le sue critiche ai tagli previsti dai suoi predecessori.

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