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Filtro per gli amministratori

Con gli ultimi emendamenti votati ieri mattina al «comitato dei nove» la riforma del condominio è approdata in Aula nel pomeriggio e ora si avvia alle fasi conclusive. Considerando la scrematura effettuata dal comitato, e soprattutto gli emendamenti introdotti dal Governo (che al 99% entreranno nella legge), le novità rispetto al testo votato in commissione Giustizia sono forti.
Si comincia con la figura dell’amministratore: un emendamento del Governo ha soppresso, come anticipato dal Sole 24 Ore il 20 settembre scorso, il registro degli amministratori e il repertorio dei condominii, anche perché la commissione Bilancio aveva rilevato che non si poteva assicurare l’invarianza dei costi. Il Governo ha però introdotto, per la prima volta nella storia del condominio, requisiti precisi per lo svolgimento della professione di amministratore. Le qualità richieste saranno anzitutto legate al rispetto di norme codicistiche: il godimento dei diritti civili e politici, il non aver commesso reati contro la Pubblica amministrazione e il patrimonio o comunque delitti punibili con la reclusione da 2 a 5 anni, non essere stati dichiarati falliti, interdetti o inabilitati, non aver subito misure di prevenzione definitive (salvo riabilitazione), non esser stati iscritti all’elenco dei protesti; la perdita di anche uno solo di questi requisiti comporta la decadenza automatica dalla carica.
Poi ci sono i requisiti più sostanziali: essere in possesso di un diploma di scuola secondaria, aver frequentato un corso di formazione iniziale e seguire la formazione periodica (non meglio specificata) e possedere un’assicurazione di responsabilità civile per la propria attività. Questi ultimi tre requisiti non sono richiesti se a fare l’amministratore è uno dei condomini. Stessa “esenzione” per chi ha fatto l’amministratore per almeno un anno nel triennio precedente all’entrata in vigore della legge (ma la polizza rc ci vorrà comunque). Anche le società potranno amministrare e i requisiti dovranno essere posseduti dai soci e dai dipendenti incaricati di svolgere le funzioni di amministratore.
Le altre modifiche rilevanti riguardano la possibilità di decidere le modifiche alle destinazioni d’uso: occorrerà una maggioranza di quattro quinti dei millesimi e la metà più uno dei condomini, purché vengano fatte «nell’interesse del condominio», cioè «con finalità funzionali e non commerciali», come ha spiegato in Aula Federico Palomba (Idv). La disposizione, che innova profondamente la disciplina condominiale, è stata assorbita in un emendamento del Governo ma era proposta da Francesca Cilluffo (Pd): «Purtroppo si tratta di una versione light: meglio che niente ma inizialmente puntavo a rendere cedibili le parti comuni con una maggioranza speciale». In ogni caso, spiega il relatore Salvatore Torrisi «questo emendamento avvicina il nostro testo a quello del Senato quanto più possibile».
Tra le altre modifiche il “ritorno” alle regole vigenti per la costituzione dell’assemblea (almeno un terzo di condomini e millesimi), la scomparsa dei divieti di fare assemblee durante le feste religiose e, per il regolamento condominiale, di porre limiti alle destinazioni d’uso delle proprietà esclusive.
Ieri in Aula sono stati votati gli articoli 1 (che innova l’elenco delle parti comuni), 3 e 4 (con minime modifiche al testo della Commissione). Il resto nei prossimi giorni. Il destino del Ddl è visto in modo ottimistico dal sottosegretario alla Giustizia Salvatore Mazzamuto: «Arriveremo presto alla votazione finale in Aula e credo che anche in Senato il nostro testo, ora, potrà essere accolto».

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