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Filtro in cerca di linee guida

Da ieri è iniziato il vero banco di prova di qualsiasi innovazione. Quello della realtà. Nei tribunali di tutto il Paese hanno, infatti, debuttato le novità introdotte dal decreto sviluppo. Misure sulle quali un primo bilancio sarà possibile solo tra qualche tempo. Alla luce, però, di obiettivi che sono facilmente identificabili e, soprattutto, misurabili.
A partire dall’intervento più contestato. Quello che punta a ridurre in maniera sensibile il numero delle impugnazioni. Così, il ministero della Giustizia punta a tagliare almeno 60mila fascicoli tra quelli che tuttora approdano in appello. Che sarebbe comunque già un buon risultato, se raggiunto, visto che le giacenze in secondo grado sono ormai 445mila. L’esito finale, però, potrebbe anche essere superiore visto che solo il 30% dei ricorsi presentati si conclude con la riforma della pronuncia di primo grado. Del rimanente 70% – in tutto sono 163mila le istanze nelle Corti d’appello – una larghissima parte potrebbe cadere già per effetto del filtro senza necessità di un esame nel merito.
Una situazione favorita anche dal fatto che, per effetto della legge Pinto, vengono scaricate sulle Corti d’appello tutte le istanze di risarcimento per eccessiva durata del processo. Legge Pinto che viene anch’essa modificata in maniera da rendere più certa la durata standard da non superare, fissando nello stesso tempo i risarcimenti, fino a 1.500 euro per anno di ritardo, da corrispondere.
A questi due interventi strutturali se ne accompagna un altro indirizzato al diritto fallimentare, con l’obiettivo di permettere di far proseguire l’attività a quelle imprese che vivono un momento di crisi importante ma transitoria.
Dalla ricognizione compiuta dal Sole 24 Ore in alcuni dei principali uffici giudiziari italiani, con un occhio anche al debutto dalla prossima settimana anche del tribunale delle imprese, emerge con evidenza una serie di dati. Il primo è sul filtro in appello, i cui problemi, in questa prima fase, sono soprattutto di natura organizzativa e di indirizzo. Visto che la disciplina attuativa ha evitato la costituzione di una sezione dedicata alla prima valutazione di ammissibilità, il nodo da sciogliere è da una parte quello dell’esiguità degli organici cui viene chiesto da subito un compito aggiuntivo (il giudizio sulla probabilità di accoglimento) a fronte di un beneficio futuro (la riduzione del carico di lavoro). Dall’altra c’è la necessità di dare uniformità di orientamento alla giurisprudenza in materia. Problema evidente soprattutto nei grandi tribunali, dove sarebbe problematico giustificare difformità di valutazione.
Altro elemento da segnalare è l’aspettativa per un deciso aumento del numero dei concordati preventivi in assoluto e, tra questi, di quelli che saranno presentati in via anticipata. Troppo conveniente, infatti, appare la possibilità di avere a disposizione una copertura anticipata da azioni esecutive, completando in un secondo momento documentazione e piano.
Sempre nei tribunali emerge una comune, forte, perplessità degli avvocati soprattutto sul fronte del filtro in appello. Dall’Oua ancora ieri sono arrivate le critiche di Maurizio de Tilla su «un volontarismo giudiziale difficilmente tollerabile». E per la prossima settimana, il 20 e 21 settembre sono in cantiere due giorni di astensione dalle udienze. Il Cnf, infine, annuncia che domani non si presenterà all’incontro convocato dal ministro Paola Severino (che ieri ha conrofirmato il decreto sulla nuova geografia giudiziaria) su riforma forense e smaltimento arretrato.

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