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Filtro in appello, la difesa cambia passo

Nuovo giro di vite sul processo d’appello. Dopo la legge di stabilità dello scorso novembre, che sanzionava con una pena pecuniaria le richieste di inibitoria inammissibili o manifestamente infondate, il Governo introduce un filtro di ammissibilità per il giudizio di secondo grado.
Il decreto legge 83/2012 (articolo 54) ha inserito nel Codice di procedura civile l’articolo 348-bis, che fissa una regola del tutto nuova: fuori dei casi in cui l’inammissibilità o l’improcedibilità dell’appello deve essere pronunciata con sentenza, l’impugnazione va dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolta.
Questa norma inciderà sulle strategie difensive delle parti in lite. Chi propone appello deve sapere che sul suo atto, dopo la prima udienza di comparizione e prima della trattazione, il giudice di secondo grado dovrà formulare una prognosi circa la ragionevole probabilità di accoglimento.
Il giudizio di appello è cartolare e si basa sugli atti formati nel giudizio di primo grado, sull’atto di impugnazione e sulla comparsa di costituzione di controparte; se non si procede a rinnovazione istruttoria, gli atti del processo sono gli stessi, dall’udienza di comparizione a quella di precisazione delle conclusioni (le successive comparse conclusionali hanno contenuti solo illustrativi delle ragioni già esposte).
La prognosi del giudice sulla ragionevole probabilità di accoglimento si fonda quindi, se non si ritiene necessaria la rinnovazione istruttoria, sugli stessi atti sui quali si basa la sentenza di merito. Si vuole dunque imporre al giudice di secondo grado un giudizio preliminare e sommario, diretto a verificare se l’impugnazione presenta una scarsa consistenza argomentativa dei motivi di appello o una mera ripetizione di questioni già esaminate dal giudice di primo grado.
L’appellante
Il primo accorgimento che l’appellante dovrà osservare sarà allora quello di enucleare motivi su questioni proposte ma non esaminate in primo grado, confidando che (o adoperandosi affinché) esse non risultino di immediata soluzione.
Se la decisione impugnata ha trattato esaustivamente tutte le domande e le questioni dedotte, occorrerà verificare se residuino profili inerenti l’interpretazione non ancora consolidata di nuove norme di diritto.
In ogni caso, se la sentenza di primo grado abbia fatto pertinente applicazione della pacifica giurisprudenza della Cassazione, l’appellante avrà qualche possibilità di esame nel merito del gravame, e poi di vittoria, se saprà censurare gli aspetti più discutibili in punto di fatto, quali, per esempio, la valutazione delle prove o le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio.
Lo scoglio dell’inammissibilità potrà altresì essere superato da un appello che riesca a evidenziare eventuali lacune nell’attività istruttoria di primo grado e sia capace di indurre il giudice di secondo grado ad acquisire nuove prove. Ma attenzione: le richieste istruttorie di per sé non precludono l’ordinanza di inammissibilità. E l’elencazione pletorica di prove da acquisire di incerta rilevanza, così come la mera reiterazione di argomenti tecnici in chiave di critica verso una consulenza tecnica d’ufficio, potrebbero rivelarsi un boomerang e spianare la strada, per la genericità delle prospettazioni, a un giudizio di inammissibilità.
Stop, dunque, alle disquisizioni teoriche e maggiore considerazione, invece, per quegli aspetti della vicenda concreta che presentino margini di oggettiva opinabilità; più spazio, in definitiva, per il merito delle questioni e la meritevolezza delle argomentazioni.
L’appellato
L’appellato, a sua volta, avrà nuovi spazi di manovra per ottenere la conferma della sentenza impugnata; e se può escludersi che l’eccezione di inammissibilità possa divenire una clausola di stile (dovendo, comunque, essere motivata), la prima “carta” che il convenuto in appello cercherà di giocarsi sarà proprio quella della ragionevole probabilità di rigetto dell’impugnazione.
L’appellato può anche proporre appello incidentale per tentare di ottenere qualcosa in più di quanto conseguito in primo grado. Quando entrerà in vigore l’articolo 348-ter del Codice di procedura civile (il trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del Dl 83/2012), l’appellato dovrà ponderare la scelta di formulare appello incidentale e, se vorrà puntare sulla declaratoria di inammissibilità dell’appello principale, farà bene a non proporlo.
Difatti, se concorrono appello principale e appello incidentale, l’ordinanza di inammissibilità potrà essere pronunciata dal giudice solo se entrambi sono inammissibili.
E se anche uno solo è ammissibile, il giudice dovrà esaminare tutte le impugnazioni, a meno che – riteniamo, pur nel silenzio della norma – l’appello incidentale sia presentato come condizionato al superamento del vaglio di ammissibilità di quello principale.

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