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Filtro all’appello civile ai nastri I tempi di giustizia li dà il giudice

Appello civile con il contagocce. È partito l’11 settembre scorso il nuovo rito che prevede lo sbarramento in entrata alle impugnazioni civili, mettendo nelle mani del giudice la valutazione dell’ammissibilità dell’appello incentrata sulla valutazione di possibilità di successo dell’appello stesso.

Il decreto legge 83/2012, convertito dalla legge 134/2012, ha introdotto l’articolo 348-bis del codice di procedura civile, subordinando l’esame di merito dell’impugnazione a una fase preliminare in cui si valutano le chance di accoglimento.

Si parla brevemente di «filtro» sugli appelli civili. Si rende necessario così modulare la stesura dell’appello anche in considerazione del doppio vaglio: quello iniziale di inammissibilità e quello del giudizio definito.

L’articolo 54 del decreto 83/2012 ha previsto l’applicazione del filtro alle sentenze pubblicate dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge.

A decorrere da quel termine l’atto di appello deve mettere in evidenza una serie di elementi tali da consentire anche a una valutazione sommaria (tipica della fase preliminare) una prognosi favorevole.

In particolare, nell’atto devono essere indicate in primo luogo le modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado. Questo significa che si deve esplicitare la ricostruzione del fatto effettuata nella sentenza impugnata e segnalare le parti che si ritengono erronee, per concludere riportando le modifiche; si ritiene che le modifiche debbano essere giustificate richiamando le pezze d’appoggio probatorie, in grado di smentire la ricostruzione riportata in sentenza.

In secondo luogo bisogna indicare le circostanze da cui deriva la violazione della legge e occorre dare conto della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata.

Si tratta dei cosiddetti motivi in diritto: qui l’atto deve spiegare quale sia la norma applicabile, quale sia stata l’interpretazione data dal giudice e le ragioni per cui l’interpretazione non è corretta. Inoltre questi argomenti devono riguardare norme rilevanti per la decisione e cioè norme la cui diversa interpretazione porta a ribaltare la decisione.

Presentato l’appello, il giudice di appello deve valutare se è ammissibile. Preventivamente, dunque, il giudice deve valutare se ci sono probabilità di accoglimento dell’appello. Se la risposta è negativa, rimane sempre la possibilità del ricorso in Cassazione, anche se si tratta di un rimedio a metà, considerando che la Cassazione giudica solo sulla esatta interpretazione della legge e non giudica (quasi) mai sul fatto.

Nel dettaglio all’udienza di trattazione, il giudice, prima di procedere alla trattazione, sentite le parti, dichiara inammissibile l’appello, con ordinanza succintamente motivata, anche mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o più atti di causa e il riferimento a precedenti conformi. La decisione sull’ammissibilità dell’appello deve, dunque, essere preceduta da una discussione tra le parti, che possono dire la loro opinione: il giudice deve, infatti, sentire le parti.

Inoltre il giudice provvede sulle spese di regola condannando la parte appellante, autore dell’appello inammissibile. L’ordinanza di inammissibilità è pronunciata solo quando sia per l’impugnazione principale che per quella incidentale ricorrono i presupposti di ragionevole infondatezza. Quando è pronunciata l’inammissibilità, contro il provvedimento di primo grado può essere proposto ricorso per cassazione. In tal caso il termine per il ricorso per cassazione avverso il provvedimento di primo grado decorre dalla comunicazione o notificazione, se anteriore, dell’ordinanza che dichiara l’inammissibilità.

Quando l’inammissibilità è fondata sulle stesse ragioni, inerenti alle questioni di fatto, poste a base della decisione impugnata, il ricorso per cassazione è limitato a motivo di diritto.

Il filtro non si applica a numero ristretto di giudizi (quelli caratterizzati dall’intervento del pubblico ministero). Altra eccezione al filtro riguarda i processi sommari di cognizione, per i quali l’appello sarà deciso senza una preliminare verifica di ammissibilità. Altro settore esente dal filtro in appello è, infine, rappresentato dal giudizio tributario.

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