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Film e serie tv, k.o. il linking

Illecita l’attività di linking riferita a contenuti protetti, se in tale operazione si aggiungono ulteriori contenuti, traendone lucro. Il giudice penale del Tribunale di Viterbo ha condannato, con sentenza n. 493/17, pubblicata il 29 marzo 2017 e depositata il 14 giugno 2017, il gestore del portale filmsenzalimiti.it a otto mesi di reclusione e 1.720 di multa per la violazione dell’art. 171-ter, n. 2 lett. a-bis della legge 633/1941. Il sito in questione, sequestrato dalla Guardia di finanza di Arezzo nel 2013, risultava essere il più popolare in Italia per la fruizione illecita di contenuti audiovisivi, anche in prima visione, e disponeva di un catalogo complessivo di oltre 3 mila titoli. Il giudice ha inoltre condannato l’imputato a risarcire alla Fapav, che si è costituita parte civile, il danno subìto che verrà stabilito in sede civile, oltre alle spese legali liquidate in 2 mila, oltre Iva, Cpa e spese generali. La recente decisione è importante perché correla tre elementi fondamentali sul tema della lotta alla pirateria. Anzitutto, la sentenza sostiene che l’attività di linking, con cui un soggetto ponga a disposizione del pubblico, incorporandolo in una diversa cornice («embedding») un sito web che riproduca contenuti protetti, è senz’altro illecita ove l’agente non si limiti a ritrasmettere pedissequamente quanto è stato già immesso in rete altrove, ma compia tale attività aggiungendo ulteriori contenuti rispetto a quelli già presenti nel sito incorporato e lo faccia lucrando su tale iniziativa. Sotto questo profilo, la posizione del Tribunale di Viterbo pare più prudente rispetto al disposto delle più recenti decisioni della Corte di giustizia dell’Unione europea, fra cui spicca quella GS Media/Sanoma (C-160/15 dell’8 settembre 2016) in cui la Corte aveva ravvisato in capo a chi ritrasmette opere altrui attraverso il linking l’obbligo di verificare la liceità della fonte di provenienza, assumendosene – per il caso contrario – la inerente responsabilità civile e penale. Un ulteriore fondamentale punto toccato dal tribunale italiano riguarda la prova delle violazioni commesse on-line, fornita nel caso che ci occupa attraverso il sempre più frequente impiego di ausiliari di polizia giudiziaria dotati di specifiche conoscenze informatiche. Il giudice, non solo ha considerato attendibili e pienamente utilizzabili le prove raccolte e trasfuse nelle relazioni tecniche prodotte da tali esperti, ma ha convalidato le inerenti testimonianze, seppure esse fossero state rese da parte di soggetti operanti per conto di alcune associazioni rappresentative dell’industria dei contenuti, tra cui la Fapav, potenzialmente idonee a costituirsi parte civile nei procedimenti penali che sarebbero scaturiti alla chiusura delle indagini. Su tale circostanza la motivazione del giudice è stata corroborata dalla indicazione di una giurisprudenza che si è anche di recente consolidata nel senso sopra indicato. In terzo luogo, la decisione in argomento, pone i titolari dei diritti nella posizione di vedere riconosciuto il collegamento, accertato nel caso di specie, fra la messa a disposizione del pubblico delle opere protette e i ricavi del gestore del sito web, i quali non sono riferibili ai soli introiti pubblicitari, bensì si estendono alle donazioni degli utenti che vedono soddisfatte le proprie richieste di avere a disposizione gratuitamente sul proprio pc le prime visioni cinematografiche e televisive a pagamento. Da ultimo, la sentenza riconosce che anche gli enti esponenziali dei titolari dei diritti d’autore possono pretendere, seppure non direttamente proprietari dei contenuti abusivamente immessi in rete, il risarcimento del danno, patrimoniale e non patrimoniale subito, in funzione della lesione effettivamente patita ai propri diritti soggettivi che ineriscono l’identità e la personalità dell’ente. Per chi gestisce quotidianamente i problemi della crescente violazione del copyright, gli spunti forniti da questa sentenza convalidano le iniziative promosse a supporto dell’educazione verso il pubblico al rispetto della creatività e del lavoro altrui. Un esempio è rappresentato dalla campagna «Io Faccio Film» realizzata da tutte le associazioni dell’audiovisivo.

Federico Bagnoli Rossi* *segretario generale Fapav (Federazione per la tutela dei contenuti audio)

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