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Filiere, politica e sindacati: subito proroga del Superbonus

Nessuno sa della tensione alle stelle che sta per scoppiare in Senato per il no della Ragioneria generale alla cedibilità del bonus fiscale Transizione 4.0 (con ombre anche sul Superbonus) mentre si tiene l’evento online organizzato dall’Ance e dalla filiera edilizia sul 110%. È il mattino di ieri e la bomba al Senato esploderà solo alla fine della mattinata (anticipata dal sito del Sole 24 Ore). Ma dalle voci che si susseguono sul web di imprese di ogni ordine e grado, del mondo professionale, dei sindacati e di tutta la politica schierata ai massimi livelli arriva un messaggio forte e molto compatto destinato proprio al Mef e al governo: «La proroga del Superbonus al 2023 va fatta subito». Sottotitolo: grazie al presidente del Consiglio Draghi per l’impegno assunto a prorogare la misura al 2023, ma non si può aspettare la legge di bilancio. Si rischierebbe di fermare le famiglie, le imprese, le banche nella concessione dei finanziamenti, proprio mentre il Superbonus decolla, dopo un avvio faticoso. Ed è necessario anche liberare tutte le potenzialità dello strumento con una forte dose di semplificazioni.

Non una voce di dissenso negli interventi delle imprese (Gabriele Buia dell’Ance ed Emanuele Orsini di Confindustria in prima linea, ma anche le filiere industriali, le piccole imprese e gli artigiani), della triplice sindacale Cgil, Cisl e Uil, di Ingegneri e Architetti.

Ma la cosa che più impressiona è la partecipazione della politica, compatta a chiedere chiarezza e decisioni rapide: ci sono Giuseppe Conte e Riccardo Fraccaro per il M5s, Enrico Letta per il Pd, Alberto Bagnai per la Lega, Antonio Tajani per Forza Italia, Pierluigi Bersani per Leu, Davide Faraone per Italia Viva.

Se non fosse che il messaggio è diretto proprio al governo, verrebbe da pensare che il Superbonus è l’unico tema capace di compattare la maggioranza. Ma c’è anche l’opposizione, con Tommaso Foti di Fratelli d’Italia. E alla luce della guerra che si scatenerà al Senato, il messaggio diventa ancora più dirompente.

Buia chiede «subito certezze» sulla proroga al 2023 senza attendere la legge di bilancio e sulle semplificazioni da varare con il prossimo decreto legge: tema su cui ha ricordato che sono necessari 36 adempimenti e mediamente diciotto mesi per avviare i lavori (si veda la grafica). «Oggi – ha detto Buia – stiamo vedendo i primi risultati con 13mila interventi e 1,6 miliardi di tiraggio e sicuramente ci saranno grandi risultati ma non bisogna attendere la legge di bilancio per fare chiarezza. Nel Pnrr non c’è, non c’è nessuna garanzia sulla proroga». E questa situazione, avverte Buia, «rischia di bloccare i cantieri e l’occupazione: non si può pensare che in questo clima di incertezza si possano programmare attività, investimenti, assunzioni».

Emanuele Orsini, vicepresidente di Confindustria per il credito, la finanza e il fisco, ricorda che «il bonus 110% riguarda sì tutta la filiera dell’edilizia ma anche tutti i settori industriali che nel terzo trimestre 2020 hanno sostenuto questo Paese: la filiera dell’acciaio, della chimica, del legno, della ceramica, degli impianti meccanici». E poi avverte: «Attenzione, a noi serve subito un’ancora normativa al sistema finanziario e bancario. È indubbio che la misura può sprigionare la sua forza grazie alla bancabilità o alla cessione a terzi del credito d’imposta. E senza la proroga portare un condominio a chiedere la cessione del credito in banca diventa un problema». Orsini chiede anche «l’estensione del bonus agli immobili d’impresa, in particolare di alberghi, cinema, cliniche, tutte realtà colpite gravemente dalla pandemia». Infine, «nel 2024 non possiamo pensare di spegnere all’improvviso una misura così importante, bisognerà ragionare su un décalage all’80% o al 70%».

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