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I figli punto debole delle donne

L’occupazione «rosa» messa sotto una (speciale) lente d’ingrandimento, per individuare (eventuali) illeciti a misura di donna: è la strada che, per la prima volta, ha deciso di intraprendere l’Ispettorato nazionale del lavoro, e che trova spazio nel Rapporto sull’attività di vigilanza per il 2020, anno nel quale si son potuti osservare anche gli effetti (nefasti) della pandemia da Covid-19 sul mondo produttivo, che non hanno, però, fermato (ma solamente, in parte, condizionato) l’azione dell’organismo governativo. Il dossier, che è stato divulgato pochi giorni fa, analizza in un’ottica di «genere» gli esiti dei controlli, mettendo in risalto la peculiarità delle violazioni subite dalle donne, in linea con l’orientamento delle indagini che vengono effettuate a livello europeo e nazionale: nel biennio 2019-2020, le irregolarità hanno complessivamente riguardato per il 61% gli occupati di sesso maschile e per il 39% quelli di sesso femminile, un dato, questo, che viene confermato anche nella distribuzione a livello interregionale degli episodi che sono stati accertati. Tuttavia, viene evidenziato nel documento, le contestazioni degli illeciti in materia di tutela della genitorialità (che è disciplinata dal Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, contenuto nel decreto legislativo 151/2001 e modificato due anni dopo con il decreto legislativo 115/2003, ndr) riguardano nella quasi totalità, com’era scontato aspettarsi, le lavoratrici: nei due anni esaminati, infatti, «i soggetti verificati irregolari sono per il 94% donne» e, confrontando la distribuzione tra 2019 e 2020, «si osserva una riduzione» nell’anno passato, che risulta, però, inferiore rispetto ai decrementi registrati per gli altri indicatori, scrive l’Ispettorato (una diminuzione dei casi che, peraltro, potrebbe esser ricondotta alla calata dell’occupazione globale, a partire dal mese di marzo, quando è iniziata la vasta diffusione del contagio da Coronavirus, nel nostro Paese); la prevalenza «rosa» più marcata viene rilevata, con il 98%, nelle regioni del Nordovest d’Italia, ma le percentuali sono elevatissime pure nel Nordest e al Sud (96%), mentre nelle regioni centrali si scende all’88% per ciò che concerne la violazioni riscontrate su questioni che vanno dalla concessione dei congedi per maternità alla protezione in occasione della gravidanza e del successivo accudimento dei figli, secondo quanto prevede la legislazione.

Per quel che concerne il lavoro «in nero» (ovvero l’individuazione di personale all’opera completamente sconosciuto alla Pubblica amministrazione e privo, pertanto, di copertura previdenziale ed assicurativa e di tutela lavoristica), «la disaggregazione per sesso mostra una quota femminile del 39% (in linea con la percentuale generale) e, puntando i fari su base territoriale, si evidenzia che nelle regioni del Nordovest e del Nordest la quota delle occupate «è superiore al 40% (rispettivamente 41% e 43%)», mentre in quelle del Centro e del Mezzogiorno si annotano valori al di sotto del 40% (38 e 37%).

Nel contempo, «i giovani soggetti complessivamente coinvolti nelle violazioni in materia di lavoro minorile sono in prevalenza di genere femminile», con un andamento che si verifica in tutte le macroaree, tranne che in quella del Meridione (si passa dalla percentuale più alta del Centro, che è pari al 72%, al 47% del Sud della Penisola).

La scelta che è stata perseguita dall’organismo di vigilanza, che si è impegnato nel prestare particolare attenzione alla questione di «genere» rappresenta, recita la relazione introduttiva al rapporto, un passo in avanti per il raggiungimento dell’«obiettivo prioritario dell’Ispettorato» che è «orientato al contrasto di illeciti sostanziali di maggior disvalore sociale ed economico su una più ampia possibile platea di lavoratori, anche ai fini della corretta imputazione e/o qualificazione dei rapporti di lavoro e della tutela delle categorie più vulnerabili», ossia «minori, lavoratrici, extracomunitari e precari».

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