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Figli, arriva l’assegno unico 20 miliardi per le famiglie

L’assegno unico e universale per i figli è legge. Dopo l’unanimità della Camera a luglio, ieri anche il Senato ha approvato il testo con 227 sì, 4 astenuti e nessun contrario. Ora il governo ha meno di cento giorni per emanare i decreti legislativi e rispettare così il traguardo di luglio per erogare i primi soldi, sotto forma di contanti o credito di imposta. Si tratta infatti di una legge che delega l’esecutivo a «riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico». A disposizione ci sono 20 miliardi: 14 miliardi dalla cancellazione di otto misure esistenti (bonus, detrazioni, assegni) e 6 miliardi freschi. Ma sono ritenuti insufficienti. Come anticipato da Repubblica , 1 milione e 350 mila famiglie – laddove prevale il lavoro dipendente – rischiano di ricevere meno di quanto incassano oggi. Senza un innesto di fondi, anziché 250 euro al mese per ogni figlio – la cifra indicata dal premier Draghi – in media si incasserebbero 161 euro, con un décalage in base all’Isee tutto da disegnare. Secondo la recente simulazione di Arel, Fondazione E. Gorrieri e Alleanza per l’infanzia, occorrono almeno 800 milioni in più per non penalizzare nessuno. A guadagnarci sarebbero 6 milioni e 280 mila famiglie, in particolare di autonomi e incapienti che oggi non godono di assegni e detrazioni.
«Un 30% delle famiglie può in effetti avere svantaggi», conferma Tommaso Nannicini, senatore Pd e autore nel 2018 della prima proposta di assegno confluita poi nel ddl Delrio-Nannicini. «Anche se si tratta di svantaggi spesso esigui, vanno sventati. Dobbiamo dare un segnale di svolta ai cittadini, che la politica cambia davvero passo a sostegno della natalità e dell’occupazione femminile. Altrimenti rischiamo il boomerang, di tradire le legittime aspettative delle famiglie. E di avere due regimi in campo: il vecchio e il nuovo. Un pasticcio ben lontano dall’obiettivo di riforma unica e universale ». La proposta di Nannicini è «mettere subito 2 miliardi come clausola di salvaguardia per evitare penalizzazioni: si possono prendere dal fondo per la riforma fiscale». E poi aggiungere, con la prossima legge di bilancio, «altri 2 miliardi per cancellare il contributo dello 0,68%», quello pagato oggi dai datori di lavoro per finanziare gli assegni famigliari ai dipendenti (in aggiunta a quanto mette lo Stato) che vengono soppressi per confluire nell’assegno unico. «Dal primo gennaio 2022 avremo così anche un effetto espansivo, grazie alla riduzione del cuneo fiscale». Nannicini invita anche a considerare un possibile effetto di scoraggiamento sull’occupazione femminile visto che l’assegno è tarato sull’Isee: tanto più l’Isee è basso, come quando lavora uno solo, tanto più l’assegno sale. «Nel ddl del 2018 avevamo per questo evitato di ricorrere all’Isee, ma visto che ormai c’è potremmo considerarne solo la componente reddituale e non anche patrimoniale, per non disincentivare il secondo percettore di reddito, di solito le donne».
Soddisfatta la ministra della Famiglia Elena Bonetti (Iv): «Oggi è un giorno buono per l’Italia perché inizia un tempo nuovo, quello del futuro. L’assegno è un passo storico, altri seguiranno: mai più una donna dovrà scegliere tra lavoro e famiglia ». Soddisfatto il Forum Famiglie che ricorda quattro anni di battaglie con cinque governi e due flash-mob con i passeggini vuoti. «Chiediamo ora l’ultimo sforzo», dice il presidente Gigi De Palo. «Una dotazione economica congrua, perché sia in grado di aiutare davvero le famiglie con figli. Cedere ora sarebbe imperdonabile ».
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