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Fiducia sul decreto banche, attacco di M5S

Niente da fare. La modifica per ampliare la platea dei rimborsi, destinati agli obbligazionisti coinvolti nel dissesto di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, non verrà recepita. Il decreto per salvare i due istituti, posti in liquidazione ordinata lo scorso 25 giugno, è destinato a restare invariato. Il governo ha posto la fiducia e oggi pomeriggio alla Camera inizierà la votazione sul provvedimento propedeutico all’intervento di Intesa Sanpaolo per salvare le due banche venete. In un primo momento sembrava, del resto, che il decreto potesse tornare in commissione Finanze a Montecitorio per esaminare in particolare l’emendamento del relatore Giovanni Sanga (Pd). La scelta da parte dell’esecutivo di convertire il decreto, senza correggerne il contenuto, è riassunta dalle parole del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta. «Dopo una settimana di ostruzionismo in commissione», non resta che prendere atto «degli evidenti tentativi» di bloccare l’approvazione del provvedimento. Baretta non fa mistero che le principali resistenze siano emerse da parte del Movimento 5 Stelle. Non a caso, l’annuncio del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, della volontà da parte del governo di porre la fiducia ha l’effetto di un innesco. In aula scoppia la bagarre e monta la protesta dei deputati pentastellati. Oltre a interrompere più volte, i parlamentari 5 Stelle mostrano uno striscione con scritto «Ladri di risparmi» e cartelli contro i presunti ricatti delle banche. A Montecitorio risuona il coro «ladri-ladri», ma a tuonare fuori dall’aula è il leader del M5S Beppe Grillo, che sul blog prende di mira il governo, colpevole di «dare altri 17 miliardi di euro pubblici e salvare il culo dei banchieri mentre 10 milioni di italiani sono a rischio povertà e 250 mila emigrano ogni anno. Ma questo non è fascismo, è solidarietà».

Un attacco frontale che fa il paio con la protesta di Mdp, che per voce di Roberto Speranza prefigura l’intenzione di convocare una riunione del gruppo degli scissionisti Pd per stabilire come votare sebbene «per ora il giudizio sia negativo». A lamentarsi per l’atto di forza del governo è anche il Fronte Democratico, che fa capo a Michele Emiliano. «L’unica cosa che non è in discussione – annuncia il presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia – è la fiducia al governo. È incomprensibile e politicamente ingiustificabile non aver colto il lavoro» riassunto nella proposta del relatore Sanga. Vale ricordare che la modifica prevedeva di ampliare la platea degli obbligazionisti beneficiari di ristoro, spostando il termine di acquisto dei bond al febbraio 2016, anziché a giugno 2014 .

Andrea Ducci

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