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Fiducia sul bonus nel 2015 a pensionati e famiglie numerose

Un intervento da 6 miliardi a favore dei redditi più bassi che già emerge dalle buste-paga di maggio: l’ormai celebre bonus- Renzi da 80 euro. Con la speranza di vederlo esteso a famiglie numerose e pensionati (ma solo con la «Stabilità» in autunno come annunciato ieri dalla ministra per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi). Taglio del 10 per cento dell’Irap per le imprese. Ma anche prima prova generale per la spending review e una buona dose di tasse. E’ questa la prima mini-manovra Renzi-Padoan (con la quale il ministro per l’Economia conta per migliorare le stime del Pil) che ieri ha avuto la fiducia al Senato (la numero 12) e che ora passa alla Camera per l’approvazione definitiva.

Saltato per il «no» del Tesoro il blitz degli alfaniani per l’estensione alle famiglie numerose, il bonus resta un diritto fino a dicembre per i lavoratori dipendenti che guadagnano fino a 24 mila euro (si riduce fino ad annullarsi a 26 mila euro di reddito lordo annuale). Le discusse coperture sono costituite dall’aumento delle tasse sulle rendite finanziarie e capital gain al 26 per cento (dal 20 attuale) che porterà 720 milioni; dalla ulteriore spremitura delle tasse sulle banche sulla rivalutazione delle quote Bankitalia (1,7 miliardi); oltre ad anticipi dell’Iva sui pagamenti delle imprese e rivalutazioni. In tutto le maggiori entrate rappresentano il 58 per cento della manovra, circa 4,4 miliardi. Si aggiungono all’ultima ora l’aumento della tassa sui passaporti (sale a 73,50 ma non si paga il rinnovo annuale) e quella sul conferimento della cittadinanza. Compensazione all’interno del sistema previdenziale: aumento di mezzo punto per i fondi complementari di categoria e ritorno al 20 per cento (attraverso un credito d’imposta dal 1° gennaio 2015) per le casse previdenziali private. Conferma anche della proroga del pagamento della Tasi al 16 ottobre per i Comuni ritardatari nella delibera (pagano il 16 giugno quelli che l’hanno pubblica entro maggio).
Sempre sul fronte fiscale alcune misure segnalano l’allentamento della «morsa» almeno in due direzioni: la riapertura della rateizzazione delle cartelle Equitalia per i ritardatari e il rinvio del pagamento dei canoni per le spiagge. Attesa, ma la decisione spetta a palazzo Chigi e al Tesoro, per il nuovo direttore dell’Agenzia delle entrate: ai nomi di Di Capua, Magistro e Orlandi si è aggiunto nelle ultime ore quello del direttore dell’Agenzia delle Dogane, Stefano Scalera.
Prime mosse operative per la nuova spending review. Oltre al tetto agli stipendi dei manager e dei dirigenti pubblici che viene posto a 240 mila euro, la misura più importante è il rafforzamento del piano di accorpamenti tra le oltre 7 mila società controllate dai Comuni (industria, rifiuti, energia, trasporti ecc.): il decreto affidava alla struttura di Cottarelli un semplice studio (e i risparmi cifrati erano 70 milioni): il passaggio parlamentare ha anticipato il piano a luglio e lo ha posto come condizione del Patto di stabilità interno. Colpo di freno invece sulla riduzione dei «costi operativi » delle amministrazioni dello Stato, centrali e periferiche, previsto del 5 per cento: restano i tagli ma non cadranno sui costi operativi, quindi saranno meno efficaci. Stop agli affitti d’oro (che potranno essere disdetti entro il 31 luglio), pubblicazione dei compensi dei consigli di amministrazione pubblici su Internet.
«Con questo decreto — ha dichiarato il capogruppo in Commissione Bilancio del Senato Giorgio Santini (Pd) — proponiamo al paese un progetto di equità sociale: tagliamo spesa improduttiva, spesso opaca, per sostenere il reddito di quanti fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, per far ripartire la domanda interna e i consumi, per ridurre il peso fiscale per le imprese».
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