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Fiducia, responsabilità, rinascita. Quelle parole tra de Gaulle e Jfk

Nel linguaggio di Emmanuel Macron, la solennità dei riti istituzionali della Repubblica presidenziale non è mai disgiunta dalla spigliatezza sintetica di gesti e contenuti. Nel discorso d’investitura, Macron sembra un po’ Kennedy e un po’ de Gaulle, regalando al mondo un’immagine di giovane «bostoniano» che sale di corsa le scale del potere e un richiamo alla missione universale e ai valori fondanti del Paese: «Noi abbiamo un ruolo immenso nel mondo».

Ma Macron non ha paragoni, almeno in Francia, quando parla di Europa. Nessuno come lui traccia con tanta determinazione, e senza riflessi nazionalistici, l’obiettivo di «rifondare e rilanciare» l’Europa. «Noi abbiamo bisogno di un’Europa più efficace, più democratica, più politica».

Ciò che resterà nella memoria sono parole come «responsabilità», «fiducia», «onore», «impegno», «rinascita», «rifondazione»; le note di uno spartito su cui Macron traccia l’obiettivo di farla finita con la cultura della rassegnazione e di restituire alla Francia il posto che le spetta nel mondo, sia nella dimensione diplomatica sia nella globalizzazione economica.

In stile kennediano, Macron dà un orizzonte al proprio compito, esprime l’ambizione di marcare una svolta epocale, una nuova frontiera francese: è l’ora di una «straordinaria rinascita» del Paese, poiché il 7 maggio «i francesi hanno scelto la speranza». «Noi dobbiamo costruire il mondo che la nostra gioventù si merita». In pochi cenni, il neo presidente dà la chiave di questa rinascita: «Liberare il lavoro, sostenere le imprese, incoraggiare lo spirito d’iniziativa», concetti che ribadiscono la sua rivoluzione «liberal» nella Francia bloccata, corporativa, prigioniera dei riti della politica e della burocrazia. Il neopresidente è netto: non ci saranno ripensamenti, marce indietro, compromessi sul programma elettorale. Ma il «rivoluzionario» Macron s’inscrive nella continuità, anche istituzionale, della Quinta Repubblica.

Il presidente che vuole riconciliare i francesi e che dovrà cercare nelle prossime settimane una maggioranza parlamentare, per provare a farlo rende omaggio a tutti i predecessori, indicando per ciascuno il merito e l’impronta lasciata nella propria epoca.

È un messaggio per le diverse famiglie politiche, ma anche un ritorno alle origini: dopo la durissima campagna elettorale, si diventa (o si cerca di essere) il presidente di tutti i francesi.

Massimo Nava

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