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Fiducia più vicina, crolla lo spread

Si allontana l’ipotesi di una rovinosa caduta del governo Letta e tornano automaticamente anche gli acquisti sui titoli di Stato italiani. In queste ultime settimane turbolente i mercati sembrano guidati quasi da un’equazione matematica e ieri non hanno evidentemente fatto eccezione: il rendimento del BTp decennale è sceso di ben 16 centesimi fino al 4,42%; la distanza rispetto al pari grado tedesco (secondo i nuovi parametri di calcolo, come si legge nell’articolo a fianco) si è ridotta a 261 punti base dai 281 di lunedì sera.
Lo scatto dei titoli del Tesoro italiano è avvenuto però in buona compagnia, perché ieri hanno recuperato terreno un po’ tutti i Paesi «periferici» europei: dalla Spagna, i cui rendimenti viaggiano ai minimi da 4 mesi al 4,16%, fino al Portogallo, che si allontana dalla pericolosa soglia del 7% (6,51% ieri per il decennale). La temporanea schiarita sul fronte delle vicende politiche di casa nostra ha insomma trovato investitori già ben disposti all’acquisto.
A convincerli è la sensazione piuttosto diffusa fra gli operatori che, a causa dell’impasse sul bilancio Usa, la Federal Reserve possa rimandare ulteriormente quel «tapering» tanto temuto dai mercati. E anche l’ipotesi di nuove misure espansive da parte del Giappone per 5mila miliardi di yen (40 miliardi di euro) rilanciata dal premier Shinzo Abe per bilanciare gli effetti del prossimo aumento della tassa sui consumi nipponici dal 5 all’8%: denaro che potrebbe prendere anche la strada dell’Europa, sulla falsariga di quanto avvenuto (ma solo in parte) la scorsa primavera.
Temi che prescindono dalla crisi italiana, quindi, che tuttavia non relegano del tutto in secondo piano le vicende di casa nostra. Se è vero infatti che i bond di Spagna e Portogallo hanno accelerato fin dalla mattinata, i BTp hanno dovuto attendere la girandola di dichiarazioni pomeridiane dei «dissidenti» del Pdl per accodarsi al gruppo e registrare la migliore seduta da oltre 3 mesi: un segnale inequivocabile del fatto che la stabilità del Governo resta un requisito irrinunciabile per gli investitori che vogliono prendere posizione sul nostro Paese.
La momentanea tregua dovrà però passare già oggi attraverso un nuovo test fondamentale con la richiesta della fiducia alle Camere da parte del premier, Enrico Letta, che ieri in serata ha respinto le dimissioni dei cinque ministri del Pdl. Ancora una volta la situazione italiana si dovrà intrecciare con le vicende europee, che in questa giornata mettono in primo piano la riunione sui tassi della Banca centrale europea (eccezionalmente di mercoledì e a Parigi, anziché Francoforte), seguita dalla conferenza stampa del presidente Mario Draghi.
Alle inevitabili domande sulla situazione italiana, il numero uno dell’Eurotower difficilmente potrà dare una risposta. Così come sono improbabili ulteriori mosse sui tassi e (almeno per il momento) nuove operazioni di rifinanzimaneto a lungo termine a favore delle banche (Ltro). L’attenzione potrebbe invece essere catturata dalla minacciosa marcia dell’euro (che ieri ha sfiorato quota 1,36 dollari, massimi da 8 mesi, prima di ripiegare a 1,3530): un’avanzata alla quale Draghi proverà, anche se indirettamente, a mettere un freno.

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