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Fiducia bis per Draghi ma mancano 30 M5S

Mascherina turchese con il logo della presidenza del Consiglio, Mario Draghi sceglie di non riproporre alla Camera il discorso pronunciato in Senato e, al termine di un dibattito fluviale, dedica alle repliche appena 13 minuti. Integrando le linee programmatiche enunciate il giorno prima: dalla riforma della giustizia penale e civile che dovrà dare all’Italia «un processo giusto » e di «durata ragionevole, in linea con gli altri Paesi europei», fino al sovraffollamento delle carceri e la semplificazione. Nodo da sciogliere in fretta perché «farraginosità e moltiplicazione dei passaggi burocratici sono spesso la causa inaccettabile di ritardi amministrativi, ma anche il terreno fertile dove prosperano e si annidano gli illeciti», scandisce.
Scontato l’esito finale, simile per ampiezza a quello di palazzo Madama: 535 sì e 56 no, tra cui 16 deputati 5S (più 4 astenuti e 14 assenti, 4 però giustificati) che certificano la crisi del Movimento. E poiché Crimi in mattinata aveva annunciato che i 15 contrari del Senato saranno espulsi, come pure gli astenuti, altrettanto avverrà per i dissidenti alla Camera. Più contenuto lo smottamento di Leu: solo Fratoianni vota contro. Insieme a FdI, che si ritrova unico gruppo d’opposizione (e guadagna un transfuga, il leghista Vinci). Ruolo rivendicato da Giorgia Meloni, che ha citato il drammaturgo comunista Bertolt Brecht: «Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati».
Il premier inizia dalle piccole e medie imprese per replicare ai 63 interventi snocciolati a Montecitorio, cui assiste dai banchi del governo prendendo appunti, senza alzarsi mai. Prima riconosce che quanto fatto dal precedente esecutivo sulle pmi in emergenza «ricalca quel che è stato fatto in altri Paesi europei, almeno dal punto di vista qualitativo ». Quindi indica gli obiettivi per «rafforzare la nostra manifattura e renderla più competitiva: sostenere l’internazionalizzazione, potenziare il credito imposta per investimenti in ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno », oltre al piano Industria 4.0 per «favorire il processo di transizione tecnologica e ambientale». Argomenti che si incrociano con gli altri punti elencati a volo d’uccello: sburocratizzazione, contrasto alla corruzione, lotta alle mafie. Specie in vista dei 209 miliardi in arrivo con il Recovery plan da cui, assicura Draghi, verranno tenute lontane le organizzazioni criminali. «L’impegno del governo sarà totale», garantisce. Come deciso sarà il sostegno al sistema Sport e alle Olimpiadi Milano- Cortina: «Una manifestazione di fiducia nel futuro dell’Italia». E mentre i deputati si pungono a vicenda — Boschi ascrive a Iv il merito d’aver fatto cadere Conte, i 5S l’accusano di «omicidio politico» — il premier chiude con un auspicio: «Spero condividiate questo sguardo costantemente rivolto al futuro che confido ispiri lo sforzo comune verso il superamento dell’emergenza sanitaria e della crisi economica». Le botte da orbi fra alleati, però, non promettono nulla di buono.
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