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Fiducia al decreto sul fisco

ROMA — Alla fine il voto di fiducia numero quindici del governo Monti scivola via liscio come nulla fosse: 459 sì, 71 no, e 10 astenuti. Il termometro del consenso segna qualche grado in meno rispetto al salva Italia di dicembre e qualche grado in più rispetto alle liberalizzazioni di un mese fa. A spanne siamo in linea con i precedenti. Prova che le barricate tirate su dal Pdl per la norma sull’asta delle frequenze tv sono state abbandonate senza problemi al momento decisivo: la «chiama» in Aula.
Il decreto legge sulle semplificazioni fiscali viene così approvato alla Camera per tornare al Senato, dove il via libera definitivo è atteso per martedì. E se il risultato era previsto, i riflettori si spostano sugli ordini del giorno, i documenti che impegnano il governo a soddisfare le richieste del Parlamento. Sono l’unico margine di manovra che resta ai deputati quando scatta la fiducia che fa cadere tutti gli emendamenti. E il governo li accoglie tutti, evitando di metterli al voto dove pure qualche segnale di malumore può sempre arrivare. Compreso quello presentato dal pdl Maurizio Bernardo che chiede di limitare solo al 2012 l’applicazione dell’Imu sulla prima casa.
Gli ordini del giorno sono un impegno teorico, creano un vincolo non di legge ma solo politico, spesso rimangono lettera morta. Ma per aggiungere cautela a cautela il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani chiede in Aula di riformularli: la frase «impegna il governo a» diventa «impegna il governo a valutare l’opportunità di». La semplice promessa di studiare la pratica, poi si vedrà. E per l’ordine del giorno sull’Imu lo stesso Ceriani dà l’ok solo dopo aver ottenuto la cancellazione delle ultime tre righe, che proponevano di abbassare l’aliquota sull’abitazione principale «già da quest’anno».
Anche se in versione soft, però, l’ipotesi di trasformare l’Imu in una tassa una tantum resta agli atti della Camera. E il Pdl può cantare vittoria: «Siamo soddisfatti — dice il segretario Angelino Alfano — il governo si impegnerà per trovare risorse alternative e noi lo aiuteremo» perché «siamo il partito che dice basta alle tasse». Per il Pdl è una questione di bandiera, la seconda sull’Imu dopo la rateizzazione. Ma soprattutto è un passo di avvicinamento alle elezioni, come spiega il vice capogruppo Osvaldo Napoli: «Questo ordine del giorno è un tassello della nostra politica economica, perché in campagna elettorale si dovrà dire con chiarezza chi vuole risanare con le tasse e chi invece con i tagli». Anche il Pd sa che l’argomento sarà centrale nei prossimi mesi, visto che la rata finale, quella più salata, arriverà a dicembre, quando alle elezioni mancheranno solo quattro mesi. Il segretario Pier Luigi Bersani dice che inizialmente aveva proposto due ipotesi, «una voleva alleggerire l’Imu affiancandola a un’imposta sui grandi patrimoni immobiliari» e «ne avevamo anche un’altra che era» di renderla proprio una tantum. Ma adesso questa battaglia è intestata al Pdl e i Democratici si devono accontentare di rivendicare un altro ordine del giorno, che chiede agevolazioni per chi sulla prima casa ha un mutuo. Anche questo accolto dal governo. Sempre con la stessa formula cautelativa che lo impegna solo a esaminare la pratica.

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