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Fidi alle stelle I due terzi della spesa vanno in costi fissi

Affidarsi è bene, ma non affidarsi è meglio. Tassi che volano sopra il 20%, spese da pagare anche per ciò che non si usa. Andare in rosso sul conto corrente resta carissimo e la nuova legge sulle commissioni di scoperto alza le spese per i risparmiatori. Chiedere un fido di 5 mila euro per un anno e usarlo soltanto per 30 giorni costa ora al cliente come minimo 140 euro con punte di 170, dice l’analisi dell’Università Bocconi per CorrierEconomia fra le otto maggiori banche italiane. I due terzi vengono dalla nuova commissione sullo scoperto.
Dal primo ottobre sarà applicato anche ai depositi già aperti il decreto Cicr del 30 giugno scorso (chiamato il «salva banche»), firmato dal premier Mario Monti, allora anche ministro dell’Economia, ed entrato in vigore il primo luglio scorso sui nuovi conti correnti. È la legge che ha sostituito la vecchia commissione di massimo scoperto con due nuovi voci (box a pagina 21): la Cdf, Commissione disponibilità fondi, per i fidi, e la Civ, Commissione d’istruttoria veloce, per gli sconfini extrafido. L’impatto sarà evidente, in primo luogo sugli affidamenti. La novità è che la neonata commissione si paga comunque, sia che il fido lo si usi sia che non lo si tocchi. Ed è salata.
Dall’analisi Bocconi risulta che tutte le banche considerate (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Popolare, Mps, Bpm, Carige, Ubi e Bnl) si sono finora allineate, applicando ai fidi lo 0,50% trimestrale di commissione, cioè il massimo consentito. Aggiunto a tassi passivi che, nella nostra indagine, vanno dal 13,10% di Intesa al 20,22% di Unicredit — 17,77% il Tasso annuo effettivo globale medio, escluso il curioso caso di Mps che dichiara un taeg solo del 7,99%, ma ha un tasso debitore massimo del 15% — il costo del fido diventa stellare.
La quota congelata
Mettiamo che concordiate con la banca un fido di 5 mila euro per un anno. Lo usate soltanto per un mese? Non importa, lo pagherete comunque tutto: 30 giorni d’interessi e 12 mesi di commissioni. Totale (vedi tabella): come minimo i 143,15 euro di Intesa Sanpaolo, per arrivare ai 169,25 euro di Unicredit. In media, 158 euro. Il fatto stupefacente è che la gran parte di queste somme, cioè 100 euro — lo 0,5% di 5 mila euro è 25 euro, da pagare ogni tre mesi — è una quota fissa, generata proprio dalla nuova commissione di disponibilità fondi. Come dire che, quando si va in rosso, soltanto un terzo della spesa dipende ormai dagli interessi, tutto il resto è costo fisso.
Si può risparmiare? Sì, concordando il fido per un periodo minore (sempre che la banca lo consenta). Se si chiede un fido di 5 mila euro solo per tre mesi, e lo si usa per un mese, il costo si dimezza. Nel nostro caso, la spesa varia fra i 68,15 euro di Intesa ai 94,25 di Unicredit. Se poi si accende un fido soltanto per il mese in cui lo si usa, si pagano fra i 51,48 euro e i 77,58 euro. Ma comunque la si metta, è un salasso: il minimo che si può pagare per avere un fido di 5 mila euro è di quasi 60 euro in un mese.
«Questo sistema di commissioni ha due pro e due contro», commenta Stefano Caselli, docente ordinario d’Intermediari finanziari in Bocconi, che con la sua équipe ha curato la ricerca. I pro: «Uno, rispetto alla vecchia commissione di massimo scoperto c’è più trasparenza. Due, non c’è grande differenza tra i costi per il fido e per l’extrafido».
I contro: «Uno, lo 0,50% incide molto. A meno che non si stia in scoperto tutto l’anno, il mordi e fuggi pesa come un macigno. È come se ci fosse stato uno scambio fra la poca trasparenza e una situazione chiara, ma costosa. Due, i tassi continuano a essere molto alti. È vero che per le banche è ancora difficile reperire liquidità, ma manca una segmentazione della clientela: dovrebbero esserci tassi più bassi per le categorie svantaggiate, gli ultra 65 enni, i giovani».
L’effetto Bce
In effetti, la concorrenza fra le banche sui crediti alle famiglie appare accantonata, se non altro perché le banche stesse faticano a trovare il denaro da prestare. Gli osservatori confidano nelle prossime mosse della Banca centrale europea, guidata da Mario Draghi. «Se la discesa dello spread (il differenziale fra i tassi dei Btp e dei titoli di Stato tedeschi, ndr.) procede e il contesto europeo, come pare, si chiarirà, mi aspetto che le banche diano un segnale, diminuendo i tassi», dice Caselli. Gli istituti di credito concordano: «La decisione della Bce di acquistare titoli di Stato a breve dovrebbe avere un impatto progressivo — dice Gianfranco Torriero, direttore centrale Abi —. I tassi sui prestiti entro i tre anni possono scendere, perché le banche avranno meno difficoltà a reperire liquidità». Cambiamento relativo però se le commissioni sui fidi restano fisse.

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