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Fideiussioni addio ma occhio ai tempi

di Alessandro Felicioni  

Non servirà più la fideiussione per rateizzare gli accertamenti con adesione e le conciliazioni giudiziali; occhio però alle scadenze: il mancato pagamento anche solo di una rata determinerà non solo la decadenza dalla rateizzazione, ma anche l'iscrizione a ruolo della sanzione raddoppiata sulle somme ancora dovute a titolo di tributo. Lo snellimento del contenzioso tributario passa, oltre che dalla definizione delle liti di modesto importo e dalla necessità del reclamo preventivo per le stesse, anche dall'incentivazione a dar seguito agli strumenti deflattivi, in primis l'accertamento con adesione e, per le controversie già in fase già giudiziale, la conciliazione.

La necessità di presentare la fideiussione bancaria o la polizza assicurativa (o fideiussione rilasciata da un Confidi) è sempre stato uno dei principali ostacoli al perfezionamento dell'adesione o della conciliazione giudiziale. Ciò in quanto, al di là del contraddittorio sull'entità della pretese, la partita si gioca spesso a livello finanziario ossia sulla effettiva capacità del contribuente di far fronte all'esborso richiesto, seppur rimodulato o alleggerito delle sanzioni. È dunque chiaro che nella maggior parte dei casi non è tanto l'entità della pretesa a scoraggiare la definizione, quanto piuttosto l'impossibilità di diluire il carico in più tranche. Situazione questa ovviamente complicata dal fatto che la prevista fideiussione era necessaria per importi superiori a 50 mila euro. La rateizzazione degli importi definiti è prevista in due anni (otto rate trimestrali) o in tre anni (12 rate trimestrali) per importi superiori a 100 milioni delle vecchie lire; proprio per tali ultime fattispecie era prevista la fideiussione.

Le modifiche introdotte dalla cosiddetta manovra correttiva (legge n. 111/2011, in G.U. del 16 luglio) che, come anticipato, hanno effetto anche ai fini dell'acquiescenza (ossia della possibilità di aderire integralmente alle pretese del fisco con riduzione a un terzo delle sole sanzioni), prevedono però, accanto all'incentivo, anche una norma di tutela per l'erario che rischia di compensare integralmente i vantaggi apportati dalla esclusione dell'obbligo di garanzia. Il nuovo comma 3-bis dell'articolo 9 del dlgs n. 218 del 1997 prevede, infatti, che in caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate successive che si protragga oltre il termine di pagamento della rata successiva il competente ufficio provvede all'iscrizione a ruolo del totale delle somme dovute unitamente alla sanzione di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997 n. 471, che viene applicata nella misura doppia sul residuo importo dovuto a titolo di tributo. Quindi saltare una rata e non recuperarla entro la scadenza successiva comporterà un aggravio importante per il contribuente perché non ci sarà solo l'iscrizione a ruolo dell'importo così definito, ma una ulteriore pretesa derivante dalla rideterminazione in misura doppia delle sanzioni previste per l'omesso versamento; sanzioni calcolate, ovviamente, solo sulla parte di tributo rimasto impagato.

Come detto le misure (eliminazione della fideiussione, ma anche inasprimento della sanzioni per mancato pagamento) producono effetti anche nei casi di acquiescenza all'accertamento; peraltro, viste le previsione dell'articolo 29, comma 1, lettera a) del dl 98/2011, le stesse si rendono applicabili anche agli atti di rideterminazione degli importi dovuti in base agli avvisi di accertamento ivi previsti, non necessitando, pertanto, in tali ipotesi, l'iscrizione a ruolo delle somme dovute, sostituita dall'adozione degli atti che recheranno l'intimazione ad adempiere all'obbligo di pagamento delle residue somme dovute e della sanzione di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471 applicata in misura doppia, sul residuo importo dovuto a titolo di tributo.

In tema di conciliazione giudiziale la manovra prevede una analoga disciplina, modificando l'articolo 48, comma 3 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 con una previsione in base alla quale in caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate diverse dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva, il competente ufficio dell'Agenzia delle entrate provvede all'iscrizione a ruolo delle residue somme dovute e della sanzione di cui all'articolo 13 del decreto legislativo n. 471 del 1997, applicata in misura doppia, sul residuo importo dovuto a titolo di tributo.

Quanto poi al regime transitorio le disposizioni non si applicano agli atti di adesione, alle definizioni ai sensi dell'articolo 15 del decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218, e alle conciliazioni giudiziali già perfezionate, anche con la prestazione della garanzia, alla data di entrata in vigore del decreto legge (13 luglio 2011).
 

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