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Fiato sospeso nella Ue per il verdetto sul fondo-salva Stati

Il “giorno del giudizio” è fissato per dopodomani, mercoledì 12 settembre. La definizione può sembrare esagerata, ma dalla sentenza della Corte costituzionale tedesca sull’Esm, il nuovo fondo salva-Stati della zona euro, dipenderà il futuro della moneta unica e la sua capacità di mettersi in gioco per sopravvivere. Uno snodo fondamentale per far funzionare il “bazooka anti-spread” messo a punto dalla Bce la settimana scorsa e poter aprire – con oltre due mesi di ritardo sulla tabella di marcia – un paracadute per i Paesi in difficoltà. Nello stesso giorno, poi, si tengono le elezioni anticipate in Olanda, che stando alle ultime proiezioni potrebbero consegnare al Paese una maggioranza meno in linea con la scuola del rigore di Angela Merkel, mentre la Commissione Ue delineerà il suo progetto di Unione bancaria, per passare alla “fase 2” dell’integrazione economica europea.
Gli otto giudici di Karlsruhe dovranno stabilire se l’Esm vìola la Costituzione tedesca come sostengono i 37mila ricorsi inviati da singoli cittadini, un record nella storia del Paese. Un indizio nemmeno troppo velato è stato fornito dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schauble, che trascurando il bon ton istituzionale si è detto «estremamente tranquillo» sul verdetto. Analisti e giuristi prevedono un ok, ma spiegano che il semaforo verde potrebbe contenere anche alcune sfumature per ribadire il ruolo centrale del Bundestag. «A mio avviso – spiega Enzo Balboni, docente di Diritto costituzionale all’Università Cattolica di Milano – la Corte darà il via libera per ragioni di opportunità politica, tanto più che il Trattato sull’Esm è già stato approvato dal Bundestag con una maggioranza di ben due terzi. Sarà una sentenza interpretativa, dove probabilmente si sottolineerà che il nuovo strumento non vìola la Costituzione, purché non vengano compromessi i diritti democratici fondamentali».
Tommaso Edoardo Frosini, docente di Diritto pubblico comparato all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, prevede «un giudizio con monito sul sentiero già tracciato in passato con le sentenze in materia europea sul Trattato di Maastricht e di Lisbona. In entrambi i casi il Bundesverfassungsgericht ha sottolineato che il Bundestag deve continuare ad avere un ruolo centrale nel pieno rispetto del principio della democrazia».
Dal punto di vista politico la strada obbligata è una sola. «Una bocciatura – afferma il capoeconomista del Diw, Ferdinand Fichtner – avrebbe conseguenze tragiche nel lungo termine, perché la zona euro ha bisogno di un fondo di salvataggio permanente». Una volta superato l’ostacolo di Karlsruhe l’arsenale a difesa della moneta unica sarà così completato. L’Esm potrà raccogliere l’eredità del predecessore Efsf, con poteri allargati alla ricapitalizzazione delle banche (ma solo dopo il via all’Unione bancaria) e con un ombrello di salvataggio ai Paesi in difficoltà. Non solo: il nuovo strumento lavorerà in tandem con la Bce in qualità di scudo anti-spread. Lo shopping di titoli di Stato da parte dell’Eurotower non sarà però a costo zero, ma occorrerà siglare un memorandum d’intesa con la Commissione Ue (e il coinvolgimento del Fmi).
La palla passa ora nel campo dei governi che già all’Eurogruppo e all’Ecofin a Cipro del fine settimana dovrebbe confrontarsi sui “paletti” introdotti dalla Bce. A fare da apripista per lo scudo dovrebbe essere Madrid. «Anche se – precisa Luca Mezzomo, responsabile della ricerca economica di Intesa Sanpaolo – per il momento potrebbe non essere necessario chiedere l’attivazione: la Bce ha dimostrato che le barriere per gestire l’emergenza ci sono e il mercato ha apprezzato». Proprio la Spagna sarà, insieme alla Grecia, la protogonista dell’Eurogruppo di venerdì, con una verifica sullo stato di salute delle banche dopo la prima tranche di aiuti da 30 miliardi di euro ottenuta a luglio. Sul tavolo anche il dossier greco, con la presentazione dei nuovi piani di tagli alla spesa da parte di Atene. «La situazione è ancora tesa – dice Janis Emmanouilidis, analista dell’Epc –, ma rispetto a 2-3 mesi fa l’uscita della Grecia dalla zona euro sembra più lontana. La nuova coalizione si sta impegnando, ma l’attuazione delle riforme è ancora lenta».
La settimana appena iniziata sarà «decisiva, ma non risolutiva – conclude Cinzia Alcidi, economista del Ceps – e l’autunno sarà caratterizzato da un’intensa attività politica e diplomatica». Altri snodi nevralgici attendono il treno della costruzione europea.

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