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Fiat trasforma la 500 in un Suv a Parigi l’addio di Montezemolo Marchionne: no a nuovo capitale

La pillola blu sfugge di mano al suo non più giovane possessore e dopo una serie incredibile di rimbalzi finisce nel serbatoio di una Fiat 500 trasformandola magicamente nel nuovo minisuv costruito a Melfi, la 500X. Nello stand del Lingotto lo spot suscita applausi e risate stemperando l’atmosfera di una giornata per altri versi non priva di commozione e di qualche tensione. Accade quando, nello spazio Ferrari, Luca di Montezemolo presenta al pubblico la sua ultima vettura, la 458 Speciale Aperta, l’auto del suo congedo da Maranello. È chiaro che non gli sono piaciuti i tempi e i modi della successione. Si stenta a scattare la fotografia di gruppo con Elkann e Marchionne. Nell’ultimo incontro con la stampa Montezemolo prova a scherzare e indirettamente mette in chiaro che non si tratta di un ricambio generazionale. Quando entra l’ad del Lingotto nella sala lo invita: «Vieni Sergio, vieni a sederti qui che alla nostra età abbiamo bisogno di riposarci». Poi ammette: «La vita non smette di farci delle sorprese. L’importante è che continuiamo a guardare avanti».

In poche settimane la Ferrari sta già cambiando volto. Montezemolo conferma l’esistenza di una trattativa con Alonso, non dà per scontato che si concluda positivamente. È di due giorni fa invece la lettera con cui Al Mubarak Khaldon Khalifa, consigliere indipendente a suo tempo rappresentante del fondo di Abu Dhabi nel cda di Maranello, lascia il consiglio di amministrazione della Rossa dopo essersi complimentato con Montezemolo per la nuova 458 speciale.
Di fianco al presidente uscente Sergio Marchionne osserva silenzioso il rito del congedo. Il bilancio di Ferrari consegna al Lingotto un utile di 400 milioni e il marchio più forte del mondo. Due punti di partenza importanti. Un’ottima pillola blu, insieme alle vendite della 500X e di Jeep Renegade, per tornare a far salire le vendite e generare quella cassa che eviterebbe agli azionisti Fiat l’aumento di capitale chiesto a gran voce dalla Borsa. Un aumento necessario, si dice, per trovare i 5 miliardi indispensabili al rilancio di Alfa. «Sull’aumento di capitale, che io non considero tecnicamente necessario, si esprimerà il cda del 29 ottobre», sottolinea Marchionne. Per l’ad «se riusciamo a stringere i denti nei prossimi 18 mesi, possiamo farcela senza aumenti». E se si riuscirà a rilanciare l’Alfa, non è escluso che il Biscione torni alle gare, anche se, ovviamente, «non in Formula1». Scenari futuribili. Per ora incombono i problemi di «un mercato europeo non ancora stabilizzato, che continua a subire gli effetti dell’eccesso di capacità produttiva». Perché, spiega Marchionne, «in America le vendite sono tornate ai livelli pre crisi anche grazie al fatto che è stata fatta efficienza. Qui da noi non si sono chiuse fabbriche per non dare vantaggi alla concorrenza». Ora i costruttori del Vecchio continente devono fare i conti con un piano di Bruxelles particolarmente severo sulle emissioni. Il problema è grave se per una volta Marchionne si trova d’accordo con il presidente di Volkswagen, Martin Winterkorn, che mercoledì sera aveva ammonito: «Con Bruxelles dovremmo discutere. Le case si impegnano ma non possiamo sopportare costi eccessivi » «È vero — conferma Marchionne — sui costi siamo ormai all’osso. Se poi diamo altri vantaggi alla concorrenza come si sta facendo con gli accordi commerciali tra Ue e Paesi asiatici, non dobbiamo stupirci delle conseguenze». Temi che verranno discussi questa mattina nella tradizionale riunione dei costruttori europei. Il nuovo asse Fiat-Volkswagen riuscirà a convincere l’Europa ad abbandonare la politica del rigore in fatto di tagli alle emissioni di Co2?
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