Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fiat, terza opzione per salire in Chrysler

L’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare in questi giorni: la Fiat eserciterà anche la terza opzione per acquistare una quota del 3,32% di Chrysler dal Veba, il fondo di assistenza sanitaria dei pensionati Chrysler, gestito dal sindacato Uaw. Con l’opzione attuale – che è scattata dal 1° luglio – salgono a tre le opzioni esercitate dal Lingotto, per un totale del capitale Chrysler che sfiora il 10 per cento (9,96%). La quota di Fiat nell’azienda americana non è però salita e rimane ferma al 58,5% del giugno 2012: fin dalla prima tranche, infatti, non è stato raggiunto l’accordo con il Veba sul prezzo da pagare per le azioni. Il prezzo è calcolato in base a una formula che parte dai risultati Chrysler dei 4 trimestri precedenti, formula scritta nel contratto del 2009; le due parti danno però della formula interpretazioni differenti che portano a due prezzi nettamente diversi: Fiat ha offerto per la prima tranche circa 140 milioni di dollari, il Veba ne chiede 342. Per questo la stessa Fiat ha chiesto fin dal settembre dell’anno scorso l’intervento del tribunale del Delaware; il parere del giudice dovrebbe arrivare entro questo mese, anche se secondo fonti riprese nei giorni scorsi dall’agenzia Bloomberg la sua decisione potrebbe slittare a dopo l’estate.
Il verdetto del Delaware è essenziale per sbloccare la strada verso la fusione Fiat-Chrysler. Vediamo perché. Le opzioni di cui dispone Fiat, esercitabili ogni sei mesi, riguardano complessivamente il 16,6% di Chrysler (le successive due saranno esercitabili rispettivamente dal 1° gennaio e dal 1° luglio 2014); una volta fissato il prezzo del primo 3,32%, sarà di fatto noto il costo dell’intero 16,6%: il meccanismo di calcolo è infatti lo stesso, e cambiano solo i bilanci Chrysler cui fare riferimento.
Per quanto riguarda il restante 24% di Chrysler in portafoglio al Veba, il fondo ha chiesto sei mesi fa all’azienda di preparare lo sbarco in Borsa di Chrysler; in occasione dell’Ipo, il Veba vuol vendere un altro 16,6% dell’azienda. L’operazione in teoria potrebbe decollare già nel 2013, ma è la soluzione meno probabile: Fiat e il Veba potrebbero infatti accordarsi su un valore dell’intera partecipazione; il fondo ha interesse a monetizzare la quota in tempi non troppo lunghi, e anche al Lingotto conviene fare presto.
A sbloccare i negoziati serviranno però la decisione del giudice del Delaware e una valutazione di prezzo da parte delle banche incaricate dell’Ipo. Una volta liquidato il socio di minoranza, il Lingotto potrà poi procedere verso quella fusione che Sergio Marchionne ha fissato da tempo come obiettivo strategico del gruppo.
Sui tempi per ora nessuno si azzarda a fare previsioni. In attesa di perfezionare la fusione tra Fiat e Chrysler, intanto, la più recente versione del sito Internet del Lingotto mostra un passo avanti puramente simbolico ma significativo: il logo Chrysler affianca quello Fiat nella home page.
L’azienda americana è tornata in salute dopo il passaggio del 2009 per la bancarotta pilotata che l’ha condotta nelle braccia di Fiat. Lo confermano i numeri del mercato Usa annunciati ieri: nel mese di giugno Chrysler ha aumentato le vendite dell’8% a 156mila unità (il mercato è cresciuto del 10% circa). Per Chrysler si tratta del valore più elevato per il mese di giugno dal 2007 e del 39° rialzo consecutivo mese su mese; il primo semestre si è chiuso con 908mila unità vendute (+9%) di cui 314mila autovetture e 594mila light truck.
A trainare la crescita sono stati i marchi Ram (+23%) e Dodge (+12%), mentre Chrysler (+1%) e Jeep sono rimasti stabili. In flessione invece le vendite della 500, scese a giugno a 3.500 unità dalle 4mila dello stesso mese del 2012 (-12%). Il brand Fiat si è però giovato del debutto della 500L, venduta in 541 unità, e ha quindi mantenuto un saldo mensile leggermente positivo (+1%); positivo anche il dato del semestre: +4% a 21.600 consegne.
Ieri il titolo Fiat ha ceduto il 2,1% a 5,36 euro sull’onda del calo delle immatricolazioni a giugno in Italia, ma pur al di sotto dei massimi dell’anno (6,325 euro) resta in rialzo di oltre il 41% dalla fine dell’anno scorso.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ai tempi delle grandi manifestazioni contro la stretta cinese, le file degli studenti di Hong Kong a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’ingresso nel tempio della finanza tradizionale pompa benzina nel motore del Bitcoin. Lo sbarco s...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’Internet super-veloce e la fibra ottica sono un diritto fondamentale, costituzionale, che va ass...

Oggi sulla stampa