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Fiat taglia le stime di utile su Chrysler

Più utili per Fiat, più utili per Chrysler, ma un taglio delle stime sui profitti dell’anno che manda in crisi il titolo Fiat a Piazza Affari (-4,21% a fine seduta); e un nulla di fatto sulle trattative con il fondo Veba sul possibile aumento della quota Fiat in Chrysler. Queste le novità emerse ieri dopo i consigli d’amministrazione del Lingotto e della sua controllata americana, che hanno approvato i risultati del secondo trimestre del 2013.
Il gruppo Fiat ha segnato un fatturato consolidato di 22,3 miliardi di euro (da 21,5 nello stesso periodo del 2012), un Ebit di 1.057 milioni (da 932) e un risultato netto di 435, superiore rispetto ai 239 del 2012 e ai 305 previsti dagli analisti. Le consegne di veicoli sono salite del 5% a 1,2 milioni di unità nonostante il calo del 5% in Europa. L’indebitamento netto industriale è calato a 6,7 miliardi rispetto ai 7,1 di fine marzo. Come già nei trimestri precedenti, è Chrysler a fornire il grosso dei profitti: se si esclude l’azienda Usa il conto economico del trimestre vede un aumento dei ricavi (da 9,24 a 9,4 miliardi), un calo dell’utile ordinario (da 138 a 125 milioni), un aumento dell’Ebitda da 610 a 677 milioni e un risultato netto che resta in perdita: 247 milioni contro i 248 dello stesso periodo del 2012.
Nel dettaglio, l’azienda di Auburn Hills ha segnato da aprile a giugno un utile netto di 507 milioni di dollari (erano 436 un anno prima); i ricavi sono cresciuti del 7% a 18 miliardi di dollari e l’utile operativo sempre del 7% a 808 milioni. L’aumento della redditività deriva dall’incremento delle consegne (660mila veicoli contro i 630mila del 2012) e dei prezzi di vendita; particolarmente forte la domanda di SUV e pick up, grazie alla ripresa dell’economia statunitense. Il richiamo annunciato nelle scorse settimane di veicoli dei modelli Grand Cherokee e Liberty ha pesato negativamente sul bilancio trimestrale per 151 milioni di dollari; «che io sappia, sarà l’unico costo dell’operazione» ha detto agli analisti Sergio Marchionne, numero uno di Fiat e Chrysler.
L’azienda americana ha avvertito che nel 2013 l’utile operativo sarà di 3,3-3,8 miliardi di dollari (contro una stima precedente di 3,8) e il risultato netto di 1,7-2,2 (da una previsione precedente di circa 2,2). Alla base della prudenza, hanno spiegato i vertici, alcuni problemi legati al lancio di nuovi modelli e alla catena di fornitura, che impediranno di raggiungere i volumi di vendita sperati. Fiat ha confermato, per parte sua, gli obiettivi di gruppo per fine anno: ricavi tra 88 e 92 miliardi, utile ordinario fra 4 e 4,5 miliardi, risultato netto fra 1,2 e 1,5 miliardi.
Per quanto riguarda le varie aree di attività, l’America del Nord ha visto un ulteriore incremento di ricavi e utili, così come l’Asia Pacifico (lieve calo della redditività in America Latina dovuto anche a fattori valutari). La notizia più incoraggiante è la riduzione delle perdite in Europa da 184 a 74 milioni di euro; la performance europea è tanto più significativa in quanto il trimestre ha visto una ulteriore riduzione delle consegne di veicoli in Europa: -6,5% a 428mila unità. «I benefici del continuo rigore sui costi e del miglior mix (principalmente per il successo della 500L) hanno più che compensato i minori volumi e la pressione sui prezzi» spiega la nota del Lingotto. Quanto al resto del gruppo, Ferrari e Maserati viaggiano alla stessa velocità del 2012 (105 milioni di utili contro 104) grazie al Cavallino; i conti della casa di Modena, pur con vendite e ricavi in aumento, sono frenati dalle spese per il lancio della nuova Quattroporte. Più fatturato e utili per il settore componenti (Magneti Marelli, Teksid e Comau).
Per quanto riguarda le trattative il fondo Veba, azionista di minoranza di Chrysler, Sergio Marchionne ha detto ieri che «l’accordo è tutt’altro che vicino, ma Fiat è disponibile a nuove discussioni». Chrysler sta nel frattempo portando avanti la procedura per l’Ipo chiesta dallo stesso Veba: «Nella migliore delle ipotesi l’operazione sarà fattibile tra novembre e dicembre» ha detto Richard Palmer, chief financial officer del gruppo Fiat e di Chrysler.
Il Veba, fondo che copre l’assistenza sanitaria ai pensionati Chrysler, è gestito dal sindacato Uaw e controlla attualmente il 41,5% di Chrysler a fronte del 58,5% di Fiat. I due azionisti sono impegnati in una disputa legale sul prezzo da pagare per il 3,32% di Chrysler su cui Torino ha esercitato una prima opzione d’acquisto un anno fa. Nel frattempo, l’azienda italiana ha esercitato altre due opzioni dello stesso tipo, portando al 10% di Chrysler l’aumento potenziale della quota (rispetto all’attuale 58,5%). Il procedimento presso il tribunale del Delaware è aperto, e non ci sono novità sul possibile esito: «Non ho informazioni migliori delle vostre», ha detto Marchionne agli analisti.

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