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Fiat studia lo «sconto» su Chrysler

di Andrea Malan

La conquista del 51% di Chrysler potrebbe costare a Fiat molto meno di un miliardo di euro, grazie soprattutto all'accelerazione impressa da Sergio Marchionne all'operazione. Il manager, che è amministratore delegato sia di Fiat spa che di Chrysler, è volato questa settimana negli Stati Uniti dove sta portando avanti i negoziati per il rifinanziamento del debito dell'azienda americana. I nuovi fondi in arrivo dalle banche serviranno a restituire gli oltre 7 miliardi di dollari di debiti nei confronti dei governi americano e canadese; il rimborso integrale permetterà a Fiat di esercitare l'opzione per l'acquisto del 16% che unito all'attuale 30%, e al 5% addizionale che arriverà entro fine anno con il lancio della Chrysler ecologica con motore Fiat, darà al Lingotto il controllo dell'azienda Usa. Il tutto potrebbe andare in porto già entro la fine di giugno.

Vediamo a che condizioni. Il contratto prevede, in caso di esercizio della "Incremental Equity Call Option", l'emissione di nuove azioni da parte di Chrysler destinate a Fiat, fino a un massimo del 16% in una o più tranche, con diluizione degli altri azionisti (il pagamento da parte di Fiat resterebbe dunque nell'azienda). Marchionne ha ribadito in settimana che il meccanismo di calcolo del prezzo sarà quello stabilito dall'Operating Agreement, il contratto firmato nel 2009 tra Fiat e gli altri soci di Chrysler.

Se l'opzione verrà esercitata prima dell'Ipo di Chrysler, come ormai sembra certo, il prezzo verrà calcolato con una formula complessa che prende in considerazione da un lato l'Ebitda di Chrysler e i suoi debiti; dall'altro l'Ebitda di Fiat, i suoi debiti e la sua capitalizzazione di Borsa. I dati Fiat servono in sostanza a calcolare un multiplo EV/Ebitda da applicare poi all'inverso a Chrysler (in realtà il contratto fa riferimento al multiplo medio dei concorrenti «purché non superiore a quello di Fiat»). È questa formula che gli analisti hanno utilizzato per calcolare le loro stime del prezzo che Fiat pagherà per il 16%, stime comprese fra 1 e 1,5 miliardi di dollari (tra i 700 milioni e il miliardo di euro, al cambio attuale).

In base alla formula il prezzo sale se aumenta l'Ebitda Chrysler e se scende quello Fiat; se aumenta il debito Fiat e se cala quello Chrysler (non è un caso se con la scissione Fiat spa si è ritrovata con un debito ai minimi termini, e il resto è stato addossato a Fiat Industrial).

Le stime degli analisti fanno in genere riferimento ai dati previsti per l'intero 2011, sia di Chrysler che di Fiat. In realtà, poiché la gestione operativa di Chrysler sta migliorando e quella Fiat va incontro a un 2011 difficile, prima il Lingotto compra, meglio è. Addirittura, se si applicasse la formula ai dati 2010 delle due aziende (usando la capitalizzazione di Borsa Fiat e il tasso di cambio di ieri) si otterrebbe un prezzo di acquisto teorico inferiore ai 500 milioni di euro. Se l'operazione avverrà entro giugno i parametri finanziari utilizzati saranno quelli al primo trimestre 2011, ovvero il debito di ciascuna delle due aziende al 31 marzo e l'Ebitda dei 4 trimestri che vanno dal 2° 2010 al 1° 2011. Questi non saranno così favorevoli al Lingotto: il debito Fiat, per esempio, aumenterà. Ma è possibile che applicando la formula ai nuovi dati il prezzo finale risulti più vicino ai 500 milioni che al miliardo di euro. Fatte salve le due variabili indipendenti: il valore in Borsa delle azioni Fiat e il tasso di cambio euro/dollaro.

La fretta di Marchionne, insomma, è del tutto comprensibile così come è giustificata – se tali dovessero essere i numeri, la sua affermazione secondo cui Fiat è in grado di finanziare l'acquisto con la liquidità in cassa.

Fiat e Chrysler intanto valutano un nuovo investimento in Messico: l'espansione della fabbrica di Saltillo dove Chrysler già produce veicoli commerciali e motori. Il presidente di Chrysler Mexico, Joseph Chamasrour, ha dichiarato alla stampa locale che è stata aperta una trattativa con il Governo messicano per un'ulteriore espansione con una nuova linea per produrre veicoli commerciali con un investimento previsto che supera i 500 milioni di dollari. Se la trattativa avrà esito positivo, a Saltillo (in alternativa al Brasile) potrebbe essere prodotto il Ducato Fiat.

 

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