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Fiat scala la classifica dei big

di Sergio Bocconi

MILANO — Le multinazionali hanno superato la crisi, con riprese anche sostenute di ricavi e redditività. Le big dell’industria italiana non tengono il passo, crescono meno e diminuisce il loro numero fra le maggiori imprese del mondo. Con un solo balzo in avanti per dimensioni: Fiat, che da giugno consolida Chrysler, balza dal trentaduesimo al diciannovesimo posto nella graduatoria globale e dal nono al settimo in quella dell’auto, superando Renault e Gm e piazzandosi, con poco meno di 92 miliardi di attivi, vicina a Nissan e subito dietro a Honda e Bmw. Sono queste alcune fra le novità di maggior rilievo che emergono dal rapporto sulle 375 multinazionali più grandi elaborato da R&S-Mediobanca. Il primato per grandezza degli attivi è ancora di Toyota ((269,1 miliardi), seguita da Royal Dutch Shell (237) ed ExxonMobil (226,4). Il gruppo Eni, primo fra gli italiani, resta al tredicesimo posto (120,7 miliardi). La Borsa però «apprezza» diversamente: prima è la ExxonMobil (274 miliardi), seguita da Apple (221) che non figura fra le big per asset, e Toyota è 16esima. Il rapporto di R&S-Mediobanca sottolinea anzitutto la ripresa dei giganti dell’industria, avviata nel 2010 e confermata nei primi mesi del 2011. L’anno scorso le vendite delle multinazionali sono aumentate del 15,2%, con un vero boom dell’area russo-asiatica che registra una crescita del 27,6%. Tendenza proseguita quest’anno con incrementi di vendite dell’ 11,7%. Ciò significa che mentre le banche ancora arrancano, con volumi di attività inferiori al 30-40%rispetto al periodo pre-crisi, le grandi industrie sono invece tornate in sostanza ai livelli precedenti. Certo, la ripresa delle vendite nel 2010 è stata sostenuta dall’industria energetica che ha beneficiato dell’aumento del 30%circa del prezzo del greggio, ma la manifattura ha comunque registrato una crescita che in Europa è stata pari all’ 11,4%. Un potente driver del ritrovato sviluppo è l’espansione delle vendite nei Paesi emergenti e in particolare in Far East. In Italia il progresso del fatturato è stato invece più contenuto, pari al 9,3%, contro il 17,6%della Germania e l’ 11,8%della Francia. Nonostante le nostre imprese abbiano in un decennio raddoppiato il fatturato in Asia. E comunque, ancora una volta, il rapporto di R&S-Mediobanca sottolinea le fragilità delle multinazionali italiane, calate nel rapporto da 18 a 15 e sempre fra le più piccole e meno globalizzate. Seguono le altre non solo in termini di crescita. I margini sono aumentati meno e la redditività netta è circa un quarto di quella europea se misurata rispetto al fatturato (1,9%in Italia contro una media europea del 7,8%) ed è meno della metà se considerata rispetto ai mezzi propri. La nostra industria sembra poi tentare di competere più dal lato dei costi che da quello del valore aggiunto e quindi della qualità. E la struttura finanziaria resta appesantita da un maggior ricorso al debito, pari a 1,2 volte i mezzi propri contro una media Ue dello 0,7.

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