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Fiat rimette in moto lo stabilimento di Mirafiori

TORINO — Dopo quasi tre anni Mirafiori rivede la luce in fondo al tunnel della cassa integrazione. Sergio Marchionne atterra in mattinata a Torino proveniente da Detroit e convoca due ore dopo i sindacati per annunciare l’avvio dell’investimento nella storica fabbrica del gruppo del Lingotto. Una decisione improvvisa tanto che la riunione si svolge, per ragioni logistiche, nella sede romana della Fiat. «L’azienda — si legge in un comunicato — darà inizio immediatamente al piano di investimenti necessario ad assicurare il futuro produttivo e occupazionale di Mirafiori».
Nel faccia a faccia con i sindacati l’amministratore delegato specifica che a Torino verrà costruito il primo suv con il marchio Maserati, il Levante, e che a questo si aggiungerà un ulteriore modello con il marchio Alfa Romeo, probabilmente un’ammiraglia. Sia il suv che l’ammiraglia verrebbero prodotti utilizzando l’architettura del Jeep Grand Cherokee, attualmente prodotto nello stabilimento di Jefferson North a Detroit. Per la realizzazione della linea del suv Maserati il Lingotto spenderà un miliardo di euro. Il nuovo modello dovrebbe essere lanciato entro il giugno 2015 e per questo la nuova linea dello stabilimento torinese comincerà ad essere allestita nell’estate del 2014. Fino ad allora ci sarà ancora cassa integrazione. La Fiat chiederà una proroga dell’attuale cassa che, senza l’annuncio di ieri, non avrebbe potuto essere ulteriormente concessa.
Nonostante le prudenze d’obbligo in questi casi, quella di ieri ha tutta l’aria di una svolta. Non solo per l’annuncio fatto di fronte ai sindacati firmatari degli accordi ma soprattutto per il contenuto della lettera aperta che lo stesso Marchionne ha indirizzato ai dipendenti di Mirafiori. Smentendo, nei fatti, la velata minaccia di lunedì scorso quando, annunciando il rientro in fabbrica dei delegati della Fiom, la Fiat aveva subordinato «ulteriori investimenti » a «un quadro di certezze legislative» sul piano del diritto di rappresentanza in fabbrica. Quarantotto ore dopo, quella condizione cade: «Abbiamo invocato a lungo quelle certezze ma ci siamo resi conto che purtroppo non sembrano destinate ad arrivare in tempi brevi. Noi non possiamo più permetterci di aspettare e non potete farlo neppure voi. Con gli investimenti che avvieremo
da subito intendiamo cambiare tutto questo». Parole molto impegnative dalle quali sarebbe molto difficile in futuro tornare indietro.
Marchionne ha atteso a lungo prima di compiere un passo che considera particolarmente oneroso. La scommessa è di realizzare a Torino 250 mila auto all’anno, comprendendo nel calcolo il suv e il nuovo modello Alfa. Auto di lusso da vendere sui mercati di tutto il mondo come sta accadendo con i due modelli Maserati prodotti a Grugliasco. Obiettivo non certo facile anche se le previsioni di Moody’s su una ripresa del mercato europeo dell’auto nel 2014 sembrerebbero renderlo un po’ meno arduo. E dopo Mirafiori, hanno riferito i sindacati all’uscita dell’incontro romano, Marchionne avrebbe preso l’impegno di investire anche a Cassino.
I firmatari degli accordi con il Lingotto e lo stesso amministratore delegato sottolineano che «l’investimento è frutto degli accordi » e che quei contratti separati sono «uno strumento imprescindibile del rilancio qualitativo degli stabilimenti Fiat in Italia».
Al punto che il comunicato che annuncia gli impegni per Mirafiori è congiunto tra Fiat e sindacati firmatari con in testa Bonanni (Cisl) e Angeletti (Uil). Nel testo è contenuto l’invito alla Fiom a firmare gli accordi che ha contestato in questi anni. Ipotesi molto difficile. I metalmeccanici della Cgil giudicano «positivo» l’investimento anche se lamentano di essere stati ancora una volta esclusi dal tavolo del confronto. Oggi, a Torino, toccherà a Maurizio Landini commentare gli impegni presi da Marchionne.

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