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Fiat rilancia l’Ipo di Chrysler

di Stefano Carrer

«Non possiamo mettere in pericolo il rating Fiat». La motivazione di Sergio Marchionne è chiara nell'indicare la preferenza per un ritorno a Wall Street della Chrysler rispetto all'opzione di acquistare una rilevante quota della partecipazione in Chrysler detenuta da Veba (il fondo che fa capo ai sindacati della United Auto Workers). «Penso che l'opzione più semplice sia l'Ipo», ha dichiarato ieri il ceo di Fiat e Chrysler – a margine della presentazione del nuovo Crossover Freemont a Monterotondo di Gavi (Alessandria) – nel rispondere alla domanda se la priorità fosse quotare la società americana o piuttosto trovare presto l'accordo con Veba. I costi dell'acquisizione, insomma, potrebbero comportare una concreta minaccia di downgrading da parte delle agenzie di rating, che appesantirebbe gli oneri debitori sul gruppo. Di qui la conferma alla sensazione che non ci sia fretta di salire ulteriormente nel capitale Chrysler dopo la conquista della maggioranza. D'altra parte, alludendo alle condizioni delicate e volatili dei mercati azionari, il top manager ha anche escluso che il collocamento iniziale in Borsa di Chrysler possa avvenire già quest'anno: «Chrysler non sarà quotata nel 2011». Sembrano fare «buoni progressi», invece, i contatti per rilevare la piccola quota Chrysler detenuta dal governo canadese: l'offerta è stata fatta e la palla è nel campo di Ottawa.

Marchionne ha poi esternato a tutto campo sul ventaglio delle opportunità industriali e finanziarie aperte sul suo tavolo o circolanti come ipotesi, con negazioni, mezze ammissioni e segnalazioni di disponibilità. Anzitutto, ha smentito con decisione (l'interesse è «zero») che sia tornato nel suo orizzonte un interesse per la Opel. Una eventualità di cui si era inevitabilmente parlato dopo le indiscrezioni di stampa che avevano rivelato la sempre più concreta intenzione della General Motors di disfarsi della sua controllata europea. «Non mi interessa più: è passato il tempo. Oggi sarebbe una cosa molto complicata», ha tagliato corto.

Per quanto riguarda le prospettive di sviluppo in Russia, Marchionne ha spiegato che la Fiat ha presentato un piano di produzione. «Non c'è ancora un accordo con il governo. Sono discussioni che vanno avanti, vedremo dove ci portano», ha precisato, senza aggiungere particolari sullo stato e i punti delle trattative in corso con Mosca. Per quanto riguarda le strategie di business in Asia, il numero uno di Fiat-Chrysler ha detto di essere ancora impegnato a cercare una intesa di ulteriore sviluppo con l'indiana Tata: «Restiamo impegnati nelle joint venture che abbiamo con Tata, ma dobbiamo lavorare di più assieme per raggiungere i volumi che ci siamo prefissati nel paese. Ho parlato con Ratan Tata e abbiamo concordato di fare di più», ha affermato, suggerendo che tornerà a incontrare il patron della casa automobilistica indiana prima della fine dell'estate.

Quanto alle attività in Italia, Marchionne ha fatto una dichiarazione abbastanza sibillina sul tema ricorrente della possibile quotazione in Borsa della controllata Ferrari: «L'Ipo non è sul mio tavolo ma resta una opzione». Come già segnalato altre volte, insomma, la via della Borsa per Maranello non appare sbarrata ma nemmeno all'ordine del giorno. In proposito, Marchionne non ha mancato di dare un sintetico giudizio sulla deludente stagione agonistica del Cavallino Rampante, definendola «sfortunata» per quella che è «la più grande scuderia del mondo».

 

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