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«Fiat riassuma 145 iscritti Fiom»

ROMA — Nel lungo braccio di ferro in corso tra Fiat e Fiom ora arriva una sentenza senza precedenti. Il Tribunale di Roma ha condannato l’azienda per aver escluso i lavoratori iscritti al sindacato dei metalmeccanici della Cgil dalle assunzioni fatte finora per lo stabilimento di Pomigliano d’Arco. La terza sezione Lavoro ha dichiarato la «natura di discriminazione collettiva» di quella scelta ordinando alla Fiat di assumere 145 lavoratori iscritti al sindacato e di risarcire con 3 mila euro a testa i 19 operai che avevano fatto ricorso.
Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, si commuove ringraziando i lavoratori: «Per l’ennesima volta l’azienda viene condannata perché sta violando le leggi e la Costituzione. Le forze politiche, il governo e il Parlamento dovrebbero intervenire per garantire i diritti negli stabilimenti e la continuità della presenza Fiat nel Paese». Il gruppo torinese fa sapere che presenterà ricorso, una decisione che potrà formalizzare entro 30 giorni e che in ogni caso non fermerà l’immediata esecutività della sentenza. Per il momento, però, non rilascia commenti ufficiali anche se a parlare è il presidente degli industriali di Torino, Gianfranco Carbonato: «Si tratta di una manifesta e inaccettabile ingerenza nelle prerogative imprenditoriali». Il governo sceglie la prudenza: «È una sentenza importante, sarebbe improprio commentarla a caldo», si limita a dire il ministro del Welfare, Elsa Fornero, mentre per il suo collega allo Sviluppo economico, Corrado Passera, «è qualcosa di cui tener conto».
Al momento dell’inizio della causa i lavoratori assunti nello stabilimento campano erano 2.093. Di questi nessuno aveva la tessera della Fiom e anzi, in venti, sono stati chiamati dopo aver «comunicato all’azienda la disdetta dell’iscrizione». Nel giudizio l’azienda ha contestato le accuse di discriminazione affermando che la «selezione del personale è stata ispirata alla massima imparzialità dei criteri» poiché «non era a conoscenza dei dati relativi all’iscrizione sindacale dei candidati». Ma questa linea non ha convinto il giudice Anna Baroncini, lo stesso che a ottobre dello scorso anno ha chiesto di chiudere le sedi ministeriali di Monza, quelle volute dalla Lega, per comportamento «antisindacale» della presidenza del consiglio. La sentenza «dichiara la natura di discriminazione collettiva» della strada seguita da Fiat. E arriva alla conclusione che gli operai della Fiom da assumere sono 145, ricordando che prima della crisi a Pomigliano la percentuale degli iscritti a quel sindacato era dell’8,75%. Secondo il magistrato lo stesso rapporto, in realtà con qualche piccolo correttivo, doveva essere rispettato per le duemila assunzioni fatte dopo la ripresa della produzione. «Non si tratta — si legge nella sentenza — del riconoscimento di una quota di riserva in favore degli iscritti al sindacato ma dell’unico strumento (…) idoneo a rimuovere gli effetti dell’accertata discriminazione». Eppure è proprio su questo punto che arrivano le critiche degli altri sindacati. Mentre Susanna Camusso parla di «buona notizia», la Fim-Cisl e la Fismic-Confsal denunciano il rischio che ora a essere discriminati siano i loro associati, e la Uilm annuncia un proprio ricorso «perché è impensabile che la Fiom abbia un canale preferenziale». Attacchi ai quali Landini, mentre a Pomigliano la Fiom festeggia davanti alla fabbrica, risponde così: «Tornino al lavoro tutti i 5 mila lavoratori che erano in forza nello stabilimento. Magari con i contratti di solidarietà, come fecero alla Volkswagen».

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