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Fiat pronta a lasciare l’associazione delle imprese

di Raffaella Polato

Torino — Non volevano che la bomba scoppiasse proprio il giorno clou di Confindustria: anche per non creare a Emma Marcegaglia il massimo dell’imbarazzo proprio nella sua ultima assemblea da presidente. Imbarazzo, invece, inevitabilmente sarà. Come minimo. La Fiat ha tutta l’intenzione di lasciare viale dell’Astronomia. L’intera Fiat: Spa e Industrial. L’auto (non solo le newco di Pomigliano e Mirafiori, già nate fuori dal sistema così come fuori è la ex Bertone) e la componentistica di Magneti Marelli. I camion di Iveco e le macchine agricole di Cnh. Una mossa dirompente, uno strappo totale che era nell’aria e che l’agenda ha reso, forse, obbligato proprio ora: da un lato perché si avvicinano i primi appuntamenti in Tribunale per le cause Fiom contro i "contratti separati"del Lingotto, dall’altro perché da quasi un anno, ormai, Sergio Marchionne e John Elkann aspettano che Confindustria e i "sindacati riformisti"arrivino al promesso accordo su nuove regole per il settore automotive. Regole più flessibili, che rispecchino rapporti di lavoro sempre più— di fatto e non solo in Fiat— diretti tra aziende e dipendenti. Non è accaduto nulla, tutto fermo alle "burocrazie centrali"delle rappresentanze. Così è maturata — anche se un portavoce del Lingotto parla in serata di «argomenti non all’ordine del giorno» saremmo già oltre l’ultimo avviso di cui scriveva ieri «Panorama» — la decisione di Torino. Che non arriva improvvisa nemmeno per Marcegaglia. Né per il titolare del Welfare Maurizio Sacconi. Contatti diretti tra i vertici Fiat, la presidente di Confindustria e il ministro c’erano già stati nei giorni scorsi, dopo che il responsabile delle relazioni industriali del Lingotto, Paolo Rebaudengo, aveva informato gli uomini guida di Federmeccanica. È da lì, dai livelli intermedi, che sono usciti i primi vaghi rumors. I "pesi massimi"avevano concordato altro: parliamone, e aspettiamo almeno l’assemblea perché non suoni come uno schiaffo (tra l’altro, Elkann è pur sempre "vice"di Marcegaglia e oggi siederà regolarmente al palco della presidenza, l’imbarazzo non risparmierà nemmeno lui). Le voci hanno finito col sommergere il silenzio (mantenuto ancora ieri) dei diretti protagonisti, però il "parliamone"un seguito lo ha avuto. Marchionne è tornato ieri mattina dagli Usa. Nel pomeriggio, ha ripreso l’aereo per Roma: incontro con Sacconi (al quale ha riconfermato l’impegno per Fabbrica Italia) e con Marcegaglia, in attesa di vedere nei prossimi giorni anche i leader sindacali. Tutto top secret, ovviamente. Ma non è difficile immaginare la posizione. Una "spia", tra l’altro, l’aveva data lo stesso ceo Fiat-Chrysler rispondendo -in mattinata a Torino -una domanda proprio sui rapporti con Confindustria: «Sono sempre stati buoni. Il problema non è né con Marcegaglia né con l’associazione, il problema è la gestione dei contratti con i nostri dipendenti: non possiamo rischiare di rimanere ingarbugliati in procedure legali quando stiamo cercando di gestire l’azienda. È pazzesco» . Era già tutto lì. Ed è difficile che la posizione cambi.

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