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Fiat prepara un piano in due mosse cassa integrazione prima, poi i modelli

TORINO — Sergio Marchionne anticiperà domani a Mario Monti alcuni punti del nuovo piano per le fabbriche italiane. Il progetto completo sul futuro della Fiat verrà illustrato, come previsto, il 30 ottobre al termine del cda del Lingotto. Ma già nelle prossime ore, in occasione del vertice a Palazzo Chigi, si dovrebbero capire alcune caratteristiche del progetto destinato a sostituire Fabbrica Italia. L’ad sta lavorando in queste ore nel suo ufficio torinese. «Ci attendiamo un quadro informativo aggiornato sugli orientamenti strategici del gruppo Fiat», ha confermato ieri Mario Monti. Una occasione, ha aggiunto il presidente del Consiglio, per «avviare insieme alla parti sociali un dialogo sul costo del lavoro e sulla produttività ». Anche il ministro dello Sviluppo Corrado Passera si augura dalla riunione di domani «un aggiornamento concreto sui piani della Fiat per l’Italia». Elsa Fornero aggiunge che si immagina «un dialogo, non un monologo».
Diversi segnali della vigilia fanno dunque pensare che l’incontro di domani sarà molto di più di un semplice scambio di opinioni. Dalle indiscrezioni delle ultime ore sembra di capire che potrebbe essere l’inizio di trattativa su in piano costruito in due fasi. La prima fase, che si potrebbe definire salva-fabbriche, dovrebbe avere al centro le misure per garantire l’occupazione nei prossimi mesi, anche in assenza della produzione di nuovi modelli. Una lunga traversata nel deserto retta a colpi di cassa integrazione in deroga, forse prepensionamenti, e altri ammortizzatori sociali. In questo primo periodo potrebbero essere realizzati accordi con altre case per produrre sulle linee italiane. E sempre in questa prima fase è probabile che il governo sia chiamato a intervenire finanziando la cassa integrazione. La seconda fase, che si potrebbe
chiamare cresci-Fiat, è quella meno definita. Perché è necessario capire quando finirà la crisi e a quel punto quanta parte dell’originario progetto Fabbrica Italia potrà essere realizzata.
Attesa per l’esito del vertice di domani c’è anche in Confindustria, l’associazione che la Fiat ha abbandonato nei mesi scorsi: «Un grande Paese non può non avere un’industria dell’auto», ha sintetizzato il leader degli industriali Giorgio Squinzi. Proseguono gli strascichi della polemica tra i vertici del Lingotto e Diego Della Valle: «Continuerò a comperare auto del gruppo Fiat, purché prodotte in Italia», ha detto Della Valle rispondendo a Marchionne che dopo la polemica aveva annunciato di non comperare più scarpe Tod’s.
La Fiat ha annunciato altre tre settimane di cassa integrazione a Melfi e Cassino a partire dal 17 ottobre. Ieri 800 operai delle Meccaniche e delle Presse di Mirafiori hanno scritto al premier Monti chiedendo «un incontro perché lei ascolti anche le nostre ragioni che troppo spesso vengono messe in secondo piano». La lettera propone «un’intesa tra Governo, Fiat e sindacati per darci prospettive per il futuro».

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