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Fiat perde in Cassazione lo scontro su Melfi

TORINO — La Fiat perde in Cassazione la partita di Melfi. I tre operai licenziati nell’estate del 2010 con l’accusa di sabotaggio sono stati definitivamente reintegrati dalla Corte. L’azienda infatti li ha puniti per un comportamento che in realtà ha riguardato una quarantina di operai non sanzionati in alcun modo dalla Fiat. Dunque, scrive la Cassazione, il licenziamento è infondato, come aveva già deciso la Corte d’Appello e il ricorso della Fiat è immotivato. I tre, Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, sono tuttora stipendiati dall’azienda che rifiuta però di farli rientrare al lavoro. Nei mesi scorsi è stato aperto nei loro confronti un procedimento penale (basato anche su testimonianze di sindacalisti di altre sigle sindacali) per gli stessi fatti sui quali si è espressa in modo definitivo la Cassazione.
La nuova sconfitta giudiziaria italiana giunge pochi giorni dopo quella di fronte alla Corte Costituzionale sul diritto della Fiom ad essere rappresentata in fabbrica e arriva al termine di una giornata non facile per il Lingotto. Torino vince sì il primo round di fronte al giudice del Delaware che deve stabilire i criteri con i quali calcolare il valore della azioni Chrysler ma non ottiene immediatamente quel che aveva chiesto: l’ordine del giudice al sindacato Uaw di vendere le azioni al prezzo stabilito dalla Fiat. La diatriba giudiziaria negli Usa si trascina da 18 mesi e sta bloccando il processo di fusione tra Torino e Detroit. Il sindacato americano che ha ancora in mano il 41,5 per cento delle azioni Chrysler, contesta i calcoli di Torino. Calcoli che il giudice ha ritenuto corretti su due punti importanti: il peso del debito di Chrysler e il ruolo degli interessi in capo alla controllante italiana. Su queste questioni, è scritto nella sentenza, «quella della Fiat è l’unica interpretazione ragionevole dell’accordo» stipulato nel 2009 tra il Lingotto e sindacato Uaw. Esistono però altri punti controversi sui quali lo stesso giudice ritiene utile «un’indagine più approfondita ». Fino ad allora dunque il tribunale non considererà sufficientemente fondata la richiesta di Fiat di ottenere il pagamento al prezzo da lei stabilito.
I tempi della fusione sembrano allungarsi a meno che le due parti non trovino un accordo fuori dal tribunale. In caso contrario il sindacato Uaw potrebbe mettere in quotazione, a partire da novembre, una piccola parte delle azioni in suo possesso tenendo sulla corda Torino.
Per risolvere almeno una parte delle questioni americane, e non certo entusiasmato dalle notizie italiane, Marchionne è volato ieri sera a Detroit lasciando al responsabile delle relazioni sindacali, Pietro De Biasi, il compito di incontrare venerdì i sindacati del sì e, nel pomeriggio, sedersi al tavolo con Maurizio Landini nel primo incontro ufficiale tra Fiom e Fiat. Incontro che avviene nel clima surriscaldato dalle affermazioni di Marchionne che chiedendo una legge sulla rappresentanza ha detto che così «è impossibile fare industria in Italia». Dichiarazione contestata dal ministro del lavoro, Enrico Giovannini: «Non sono d’accordo. In Italia ci sono molte imprese che, nonostante le difficoltà, continuano a investire».

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