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«Fiat non lascia l’Italia, ecco le condizioni»

di Antonella Baccaro

ROMA — Sergio Marchionne guarda l’orologio. Dopo un’ora e dodici minuti ininterrotti della sua prima audizione, ieri, alla Camera (commissioni Industria e Trasporti), l’amministratore delegato della Fiat può dire di avere spiegato perché restare in Italia e mantenere la sede legale a Torino, per il suo gruppo, è «una scommessa» . Rischiosa. A partire dal lancio della nuova Panda a fine anno, che è la notizia portata in serbo ai parlamentari che l’hanno ascoltato in religioso silenzio. La premessa è schietta. Il nostro Paese «sconta da anni un forte defic i t d i competitività» che, scoraggiando tutti gli investitori, «rappresenta un grave handicap ed è una minaccia, perché comprime redditi e salari» . Malgrado ciò, dice il manager insolitamente in giacca e cravatta, in osservanza del cerimoniale della Camera, «non abbiamo alcuna intenzione di lasciare l’Italia» . E se questo oggi è ipotizzabile, spiega, è perché la Fiat ha affrontato la crisi del 2008 puntando su nuovi mercati e alleandosi con la Chrysler, azienda complementare, della quale Fiat punta a acquisire oltre il 35%«perché è un affare» . Marchionne snocciola dati già noti: 20 miliardi, l’investimento previsto in Italia; 64 miliardi il fatturato nel 2014; 34, i nuovi modelli in cinque anni e poi le vetture da produrre, le ricadute occupazionali e salariali. Tutto questo, avverte Marchionne, è realizzabile a due c o n d i z i o n i : «L a governabilità degli stabilimenti e il rispetto degli accordi» . Il manager rievoca l’operazione svolta su Pomigliano e Mirafiori per aumentarne la produttività, unico modo per salvarli. «Non abbiamo mai chiesto condizioni di lavoro cinesi o giapponesi, ma condizion i m i n i m e d i competitività» , reclama, «e senza intaccare alcun diritto» . Poi anticipa che «su Cassino e Melfi «non c’è urgenza immediata d’intervenire» . E ripete: «Abbiamo ribadito al governo che siamo disposti a mantenere i nostri impegni se tutti i soggetti coinvolti mantengono i loro» . E già denuncia che «stiamo trovando difficoltà a applicare i nostri accordi» . Marchionne ne ha anche per quanti, anche i media, hanno avanzato «critiche offensive e ingiuste» sull’operato Fiat fino a «denigrare i nostri prodotti e a avanzare dubbi sulla strategia» . Ai deputati presenti il manager ricorda che Fiat non è ricorsa a aiuti pubblici mentre il governo Usa «ci ha dato 2 miliardi di dollari» senza nemmeno acquisire la Fiat. Le uniche richieste al governo sono norme chiare sulla mobilità sostenibile, un sostegno presso l’Ue perché non vengano ancora favoriti i concorrenti extraeuropei. E un appello: «Usate la Fiat come testa di ponte per tracciare un cammino di ripresa» . Nelle stesse ore, un concorrente, Gian Maria Rossignolo, presentava il primo dei tre modelli della De Tomaso a Palazzo Chigi: la nuova Sport Luxury Car, commercializzata nel quarto trimestre del 2011. Rossignolo è anche in lizza per produrre nel sito, lasciato dalla Fiat a Termini Imerese, un mini-suv e una citycar occupando 1.500 dipendenti.

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