Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

“Fiat non ha discriminato” bocciato il ricorso Fiom

TORINO — La Fiat non ha discriminato i 19 iscritti alla Fiom di Pomigliano perché «dal 10.4.2013 ben 4 dei 19 sono stati richiamati al lavoro», ciò che «evidenzia come il lamentato intento discriminatorio sia insussistente». Per questi motivi il giudice del tribunale di Roma, Cristina Monterosso, ha respinto la richiesta della Fiom di condannare il Lingotto per discriminazione sindacale. Una ordinanza salutata con soddisfazione dalla Fiat e dai sindacati del «sì», quelli che hanno firmato gli accordi con l’azienda. La Fiom invece annuncia ricorso in appello.
L’ordinanza è l’ultima puntata, per ora, di una lunga vicenda nata nel giugno del 2010, all’indomani del referendum che approvò il nuovo accordo integrativo voluto da Marchionne. Nonostante la vittoria, l’alta percentuale di contrari spinse la Fiat a studiare l’uscita della fabbrica da Confindustria per aggirare i vincoli che avrebbero costretto l’azienda a trattare con tutti i sindacati, Fiom compresa. Nacque così Fabbrica Italia Pomigliano. Il contratto di Fip prevedeva che avessero diritto a trattare solo i sindacati firmatari degli accordi, con l’esclusione dal diritto di essere in fabbrica dei contrari. A partire da fine 2011 iniziarono le assunzioni nella nuova fabbrica della Panda ma dei quasi 5.000 cassintegrati del vecchio stabilimento di Pomigliano ne venne assunta solo la metà. Degli oltre 2.000 addetti finiti a lavorare sul nuovo modello, nessuno era iscritto alla Fiom. Una circostanza paradossale che costò alla Fiat la condanna per comportamento antisindacale da parte del Tribunale di Roma e l’obbligo di riparare alla discriminazione assumendo circa 150 iscritti alla Cgil. I primi 19 di questi vennero effettivamente messi in organico a fine 2012 ma poco tempo dopo la Fiat decise di sciogliere la società dello stabilimento della Panda e rimise i 19 in cassa integrazione. Per questo motivo a inizio 2013 la Fiom ha presentato un nuovo esposto contro la Fiat. Nel frattempo però il Lingotto ha deciso di far lavorare 4 dei 19 precedentemente discriminati e dunque il giudice ha stabilito che la discriminazione non sussiste.
L’ordinanza del magistrato romano è stata valutata positivamente dai legali della Fiat, De Luca Tamajo, Dirutigliano e Favalli che hanno sottolineato in una nota come i criteri utilizzati dall’azienda per scegliere i cassintegrati da far lavorare siano rispettosi dell’accordo firmato da Lingotto con i sindacati del sì. Un accordo, ribatte per la Fiom nazionale Michele De Palma, «studiato in modo da escludere gli iscritti della Cgil dalla possibilità di lavorare nello stabilimento. I quattro reintegrati infatti vengono tenuti lontani dalle linee di montaggio e svolgono il compito di collaudatori ». Per la Fim e la Uilm invece, che erano intervenute al processo a sostegno delle tesi della Fiat, «la sentenza di oggi dimostra che la via giudiziaria perseguita dalla Fiom è un boomerang».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa