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Fiat, Marchionne sceglie Altavilla

MILANO — Sergio Marchionne ha deciso. Ed è una decisione in qualche modo scontata: sarà Alfredo Altavilla l’uomo che «giocherà» la scommessa del Lingotto sull’Europa e, soprattutto, sull’Italia. Scommessa cruciale. E partita coraggiosa, ma delicatissima. Le coordinate europee si conoscono: 700 milioni di perdita prevista a fine anno, per il gruppo (e non è quello che pagherà il conto più salato), in un mercato che non si riprenderà prima di un inoltrato 2014. Le coordinate italiane sono altrettanto note. Siamo uno dei Paesi in cui l’auto, specchio fedele della crisi generale, sta peggio. E tuttavia Marchionne, alla fine, ha scelto di andare controcorrente. Mentre mezza Europa chiude (o chiuderà) impianti ormai strutturalmente sovradimensionati, nonostante soffrano dello stesso male nessuno dei cinque stabilimenti nazionali Fiat seguirà la stessa strada. La sfida è anzi il rilancio. Il Lingotto e le sue fabbriche potranno però vincerla solo a un patto: riuscire nell’ambizioso piano di riposizionamento totale — marchi, modelli, segmenti, mercati di vendita — annunciato due settimane fa.
Per metterlo in pratica, come il numero uno di Fiat-Chrysler ha peraltro sottolineato, servirà un «gioco di squadra» anche con sindacati e governo (vedi le agevolazioni all’export allo studio con il ministero dello Sviluppo). Non aiuteranno scontri come quello di Pomigliano, sui 19 operai che potrebbero finire in mobilità per far posto ad altrettanti iscritti Fiom: ieri i fulmini li ha scagliati Massimo D’Alema, con parole più che pesanti — «Solo una mente malata può aver pensato che per attuare la sentenza e assumere lavoratori discriminati se ne dovevano licenziare altri» — cadute sul Lingotto non senza lasciar traccia. Intanto, però, la «scommessa italiana» va avanti. E che Marchionne ci creda, nella Fiat formato export, lo dimostra la nomina di Altavilla.
Si sapeva che, a fine anno, Gianni Coda avrebbe lasciato la carica di chief operating officer di Fiat-Chrysler Emea (la «macroregione» Europa-Medio Oriente-Africa). Va in pensione, con la «gratitudine» di Marchionne e John Elkann e con il «sincero apprezzamento per la leadership esemplare esercitata nei diversi ruoli». Non è un caso che a sostituirlo sia Altavilla (che lascia Iveco, interim ad Andreas Klauser), uno dei manager-chiave nella squadra del numero uno, forse quello a lui più vicino. E l’occasione è un’altra rivoluzione organizzativa: Fiat Industrial avvia l’integrazione con Cnh con la formazione di un Group Executive Council (leader Richard Tobin), e con quattro strutture parallele allo schema già adottato in Fiat-Chrysler. La fusione non arriverà prima del 2013. Ma la strada, per Marchionne, è segnata: «Con l’operazione di oggi si definisce il processo di integrazione» tra le due società.

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