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Fiat, Marchionne contro la Consob

di Raffaella Polato

MILANO — Effetto Chrysler sui conti. Effetto semplificazione sulla Borsa: la prossima assemblea sarà chiamata a votare insieme al bilancio l'attesa (a lungo) conversione delle azioni privilegiate e di risparmio in ordinarie. «Effetto Paese», infine, su Fabbrica Italia: troppe polemiche pretestuose, dice Sergio Marchionne, gli impegni presi Fiat li conferma ma, per quel che lo riguarda, il marchio-slogan sparisce, il Lingotto non ne parlerà più. Cancellato «con effetto immediato». E non in documento qualsiasi: in una durissima risposta alla richiesta di dettagli sullo «stato dei lavori» inviata dalla Consob. Con la quale, a questo punto, entra in collisione.
Fin quasi a mezzanotte, quando arriva l'annuncio che tutti gli azionisti del gruppo avranno presto solo titoli ordinari, è soprattutto lì, sullo strappo con la Commissione di Giuseppe Vegas, che si accendono i riflettori. I buoni risultati delle singole società (tutte: ieri la maratona dei consigli ha esaminato le trimestrali dell'intera galassia), il «timbro» Usa sugli utili dell'auto, i target 2012 confermati o rivisti al rialzo, le Fiat che in Borsa volano del 4,5% e le Industrial su fino al 7,5% passano quasi in secondo piano. Gli analisti se li aspettavano.
Quel che non prevedevano è invece, da un lato, la mossa pur sollecitata da anni: quella conversione che, come commenta il presidente John Elkann confermando «la volontà di Exor di mantenere» le proprie quote nei due gruppi «sopra la soglia dell'Opa», permette «maggiore chiarezza ed efficienza e risponde al miglior interesse delle due società e di tutte le categorie di soci». Dall'altro lato, di inatteso c'è proprio il «frontale» con la Consob. E i suoi risvolti sul concetto di Fabbrica Italia.
Sì, Marchionne ne aveva dato un assaggio già lunedì, definendo «non logica» la richiesta della Commissione. Ora rincara. «Fiat esprime disappunto» (chiaro eufemismo) per il «fatto deplorevole» che «sia divenuta di pubblico dominio». Non se la prende con la stampa: punta direttamente alla Consob (riservandosi addirittura «di adottare iniziative di tutela»). E qui non c'entra nulla, ripetono dal Lingotto, la trasparenza: quando si tratta di «informazioni price sensitive Fiat comunica tempestivamente», e lì «Consob vigila». Ma in questo caso? «Fabbrica Italia non è mai stata un piano finanziario, ma l'espressione di un indirizzo strategico». Sono piani pluriennali, però, e «come ogni concorrente» il Lingotto deve «riesaminarli continuamente per poterli adeguare al mercato». Perciò «non è un grado di fornire un livello di dettaglio» come quello chiesto da Vegas (e oltre la sua sfera di competenza, secondo Marchionne, che cifre e fatti ne elenca: ma è il semplice riepilogo di tutti gli aggiornamenti già resi noti).
Potrebbe finire qui, e sarebbe comunque pesante. Si va al di là. Il numero uno Fiat-Chrysler è infuriato perché quella «richiesta tecnica», finendo sui giornali, è stata «interpretata e strumentalizzata». Come se la stessa Consob mettesse in dubbio la «parola» del Lingotto. E allora: «Alla luce di possibili fraintendimenti, equivoci e irrealistiche attese di dettaglio, Fiat si asterrà con effetto immediato da qualsiasi riferimento a Fabbrica Italia». «Fermo restando», certo, «gli impegni già assunti e il generale intento strategico di contribuire alla soluzione dei problemi industriali dell'Italia e al suo sviluppo futuro». Ma sa perfettamente, Marchionne, che il tutto sarà letto comunque come un pretesto preso al volo sulla strada del «Lingotto americano».
Lui risponderà, tra un mese, con la Panda a Pomigliano. Per gli altri nuovi modelli occorrerà però più di un anno. E nell'attesa, con un'Europa vista anche per il 2012 «a un miglio dall'inferno», è vero che sono gli Usa a «fare» gli utili Fiat. Ieri è arrivata la prima trimestrale con Chrysler consolidata per intero: e se i ricavi volano a 17,6 miliardi (però Torino sale del 4%, Detroit del 24%), agli 851 milioni di profitti della gestione ordinaria Auburn Hills contribuisce per due terzi. Quanto all'utile netto, Fiat arriva a 112 milioni: pesano poste straordinarie, ma sono comunque inferiori ai 156 milioni (in euro) portati da Chrysler.

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