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Fiat Industrial a Wall Street in estate

Cnh spinge i conti di Fiat Industrial: quest’ultima, controllata dalla Exor della famiglia Agnelli, ha chiuso il 2012 con un aumento del 6,2% dei ricavi a 25,8 miliardi di euro. L’utile della gestione ordinaria è stato pari a 2,08 miliardi, con un aumento del 23% rispetto al 2011 e un margine sui ricavi migliorato di 1,2 punti percentuali all’8,1%. L’utile netto è aumentato del 31% a 921 milioni (dai 701 milioni del 2011).
Il progetto di fusione tra Fiat Industrial e la controllata Case New Holland, attiva nelle macchine agricole movimento terra, «va avanti» ha detto agli analisti Sergio Marchionne, presidente di FI; la prossima tappa sarà l’approvazione del progetto da parte degli azionisti FI riuniti in assemblea (la data dovrebbe essere resa nota a breve, ndr). La nuova società, che non avrà Fiat nel nome, approderà alla Borsa di Wall Street «all’inizio del terzo trimestre» di quest’anno, ha aggiunto il manager.
Per quanto riguarda i conti 2012, dietro la performance brillante c’è soprattutto Cnh: la controllata americana ha aumentato i ricavi del 15,5% a 16 miliardi, con un utile di gestione di 1,56 miliardi (+35%) e un margine vicino al 10 per cento; Iveco (veicoli industriali) ha subìto un calo del 6,7% dei ricavi a 8,9 miliardi e una contrazione del risultato di gestione da 490 a 469 milioni, a causa di un calo dell’attività sia in Europa (-7%) sia in America Latina (-20%), compensato in parte da un mix di prodotto più favorevole.
I conti del 4° trimestre sono leggermente meno brillanti: i ricavi sono stati pari a 7 miliardi (+2,8%) e l’utile della gestione ordinaria di 438 milioni (+11%), con un margine del 6,2 per cento. Cnh ha visto un aumento dei ricavi del 7,7% a oltre 4 miliardi di euro e un utile ordinario di 266 (+19%); Iveco migliora, anche se continua a risentire delle difficili condizioni del mercato dei veicoli industriali in Europa: il fatturato si è contratto del 3,3% a 2,7 miliardi ma l’utile operativo ha segnato un lieve miglioramento da 161 a 168 milioni. Nel quarto trimestre 2012 è visibile anche un recupero degli ordini (+10%), trainato dalla performance in Africa, Medio Oriente ed Europa orientale. Per quest’anno Iveco stima un mercato dei veicoli industriali stabile in Europa occidentale e un aumento del 10% in America Latina.
A dispetto delle difficoltà congiunturali, Marchionne ha voluto sgombrare il campo da tutte le domande su una possibile cessione di Iveco: «Abbiamo trascorso molto tempo per svilupparla a livello internazionale e non c’è nulla di strutturalmente sbagliato. Basta con questi discorsi». Il chief operating officer del gruppo, Richard Tobin, ha aggiunto che «nei prossimi 5 anni i margini della joint venture di Iveco in Cina saranno normali, come in America Latina e in Europa. Abbiamo bisogno di tempo». Secondo i sindacati, che ieri hanno incontrato Marchionne, «Fiat Industrial ha escluso riduzioni dell’organico e chiusure dei suoi impianti in Italia quest’anno».
A fine 2012 l’indebitamento netto industriale del gruppo è sceso a 1,6 miliardi dai 2,2 di fine settembre, ma è rimasto al di sopra delle previsioni formulate dall’azienda a fine ottobre (la forchetta era tra 1,2 e 1,5 miliardi); sullo sforamento ha pesato il dividendo straordinario da 200 milioni di euro distribuito a dicembre agli azionisti di minoranza di Cnh in vista della fusione con la stessa Fiat Industrial. La liquidità disponibile alla fine dello scorso dicembre era pari a 6,2 miliardi di euro (-1,1 miliardi rispetto a fine 2011).
Il cda proporrà un dividendo totale per il 2012 di 275 milioni (0,225 euro per azione); Marchionne ha definito la cedola «un elemento strutturale» della politica di gestione di Fiat Industrial. L’azienda prevede per il 2013 ricavi in crescita del 5%, margine della gestione ordinaria compreso tra 8,3% e 8,5% e indebitamento netto industriale tra 1,1 e 1,4 miliardi.

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