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Fiat, i tre dossier di Marchionne

A pochi giorni dall’ufficializzazione dell’accordo con l’Uaw che consente a Fiat di completare la scalata a Chrysler, c’è chi sostiene che il titolo del Lingotto in due anni possa raddoppiare il suo valore, come ha fatto ieri la rivista americana Barron’s. Un traguardo senz’altro ambizioso, ma intanto ieri le azioni Fiat hanno ripreso a salire, dopo il balzo record del 16% di giovedì e le prese di profitto di venerdì (-2,32%): oggi le contrattazioni ripartono da 6,80 euro, il 69,58% in più di un anno fa, e diversi analisti ormai considerano la soglia dei 7 euro alla portata.
Ma più della Borsa l’attenzione del mercato è concentrata sul salone di Detroit, dove lunedì prossimo è prevista la prima uscita pubblica di Sergio Marchionne dopo l’accordo. L’ad di Fiat e Chrysler per tutta la settimana resterà ad Auburn Hills, e sul suo tavolo al momento ci sarebbero tre dossier, decisivi per costruire la nuova identità del Lingotto: il piano industriale che verrà presentato in aprile, le modalità con cui procedere all’integrazione di Fiat e Chrysler e, a cascata, la quotazione a Wall Street, considerata – in un modo o nell’altro – come l’approdo naturale del settimo costruttore di auto al mondo.
Le tre partite sono strettamente legate tra loro, ed è probabile che qualche prima indicazione arrivi già lunedì prossimo. Poi, come anticipato l’altroieri da Il Sole 24 Ore, entro la fine di gennaio Marchionne incontrerà il ministro per lo Sviluppo economico Flavio Zanonato, e sul tavolo potrebbero finire i primi dettagli del piano atteso ad aprile, un punto di svolta perché – a quattro anni di distanza da Fabbrica Italia – chiarirà la road map dei prossimi tre anni del gruppo, aggiornerà il piano prodotti e le mission dei diversi stabilimenti, ma soprattutto svelerà la ricetta con cui Fiat-Chrysler intende ritornare a un cash flow positivo a livello di gruppo, traguardo finora mai raggiunto.
Proprio la cassa, insieme al debito, sono due aspetti fondamentali dell’altro grande dossier – tutto finanziario – su cui è al lavoro il team guidato dall’ad: come e quando integrare Fiat e Chrysler ora che la prima possiede il 100% della seconda. La fusione, com’è noto, resta l’opzione fondamentale, ma non è l’unica e, anche fosse, c’è da deciderne l’architettura e i protagonisti dentro alla complessa galassia delle società che fanno capo al Lingotto (non va dimenticato che Chrysler oggi è controllata da Fiat North America): il tema oggi è al vaglio dal punto di vista finanziario ma anche della corporate governance e delle ricadute fiscali, e per sciogliere la matassa ci vorrà un po’.
Se dalla strada che si sceglierà per l’integrazione dipende, ad esempio, la futura sede legale del gruppo, ciò che pare comunque ormai deciso è la quotazione a Wall Street. Anche in questo caso il precedente è quello di Cnh Industrial, dunque lo scenario più probabile è che la nuova società con Fiat e Chrysler – di cui sarà interessante conoscere il nome – opti per una quotazione principale a New York e un’altra secondaria a Milano. In ogni caso, come rilanciato ancora ieri dall’agenzia Reuters, il debutto sul listino americano è atteso entro il 2015: un punto di svolta per il gruppo, senz’altro, visto che è intorno a quella scadenza che si apriranno gli spazi per un possibile riassetto azionario del gruppo, che prima di allora – come riportato da Il Sole 24 Ore domenica – potrebbe accontentarsi di un convertendo compreso tra uno e due miliardi.
Sullo sfondo, altri due temi: le alleanze e la successione di Sergio Marchionne nel ruolo di ceo. Non perché se ne immagini l’uscita dal gruppo («sarebbe terrificante», ha detto ieri a il Giornale Lupo Rattazzi, consigliere di Exor), ma perché tra un paio d’anni potrebbe diventare tema d’attualità; ecco quindi che sul tema, così come su possibili partnership con altri costruttori, anche se per ora nulla sembra maturo nei prossimi mesi potrebbero arrivare i primi indizi.

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