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Fiat firma per Chrysler e corre in Borsa

Previsto, scontato, alla fine confermato dalla prima all’ultima virgola e dal primo all’ultimo cent. Eppure il completamento dell’operazione Fiat-Veba, con il closing del contratto che porta il Lingotto dal 59,5% al 100% di Chrysler, fa comunque scattare ancora la Borsa. Il 2 gennaio, alla riapertura dei mercati, l’intesa di Capodanno aveva spinto i titoli di Torino al botto: +16,4% in poche ore. Rapido scavalcamento di quota sette euro, rare sedute di assestamento, un totale del 25% messo insieme solo da inizio 2014 (66% sui dodici mesi). Perciò ieri, giorno dell’ampiamente atteso perfezionamento degli accordi e conseguente ricco bonifico da Fiat-Chrysler a Veba-Uaw, non avrebbe stupito nessuno una sessione più o meno piatta. Sono invece tornati gli acquisti. Massimo annuo (7,55 euro) varie volte sfiorato. Chiusura leggermente sotto, a 7,46: l’1,77% sopra i prezzi segnati lunedì.
Nessuna sorpresa nei dettagli dell’operazione. Il ritardo dovuto alla festività del Martin Luther King Day si è confermato un «inciampo» di calendario: ieri mattina, appena banche e uffici statunitensi hanno ripreso l’attività dopo il lungo ponte, da Fiat North America sono partiti gli ordini di trasferimento fondi. Fna (interamente posseduta da Torino) è però solo il veicolo del pagamento. E, come annunciato la sera di Capodanno, il Lingotto diventa a ogni effetto titolare del 100% di Auburn Hills con un esborso in massima parte finanziato dalla stessa controllata Usa. Al trust del sindacato United Auto Workers, ieri, Fiat ha versato — prelevandoli dalla liquidità — gli 1,750 miliardi di dollari stabiliti dagli accordi. Il bonifico effettuato da Auburn Hills, anche in questo caso con ricorso al cash disponibile, copre invece gli 1,9 miliardi di dividendo straordinario messi in distribuzione (con rinuncia del Lingotto alla propria quota). Le uscite, per Detroit, non vanno però solo in direzione Veba. Nel conto, oltre ai 3,650 miliardi per il fondo sanitario dei pensionati Chrysler, ci sono altri 700 milioni di dollari da pagare in quattro tranche annuali direttamente allo Uaw: sono legati a un’integrazione del contratto collettivo di lavoro del gruppo e la prima quota è già nelle casse del sindacato.
Può accelerare, a questo punto, l’operazione «Fiat-Chrysler a Wall Street». La fusione operativa tra le due società è ormai totalmente efficace. Quanto alla road map, Sergio Marchionne e John Elkann l’annunceranno tra una settimana esatta. Mercoledì 29, consiglio d’amministrazione per l’approvazione del bilancio 2013: è lì che verranno decisi nuovo nome, nuova Borsa di quotazione (New York) e nuova sede legale di quello che ora è a tutti gli effetti un gruppo unico. Il settimo nella classifica dei costruttori mondiali. In un capitolo, anche per l’Italia, tutto da scrivere.

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